Lungolago,anche Renzi

dice di fare in fretta

Piuttosto che niente è meglio piuttosto. Ora abbiamo una certezza: il cantiere del lungolago sarà ultimato prima della realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. Con buona pace di Checco Zalone che in “Cado dalle nubi” viene mandato a un raduno leghista spacciato per circolo di calabresi e canta una canzone che invoca il collegamento con la Sicilia, infatti, il presidente del Consiglio Renzi ha detto che prima di mettere le mani su Scilla e Cariddi dovranno essere ultimate tutte le opere ancora incompiute. Tra queste, l’infausto nido delle paratie che si accinge a spegnere la nona candelina, non può che occupare uno dei posti d’onore. E poi noi comaschi al Ponte sullo Stretto ci teniamo davvero tanto, magari un po’ di più a rivedere per intero il nostro panorama lacustre, ma visto che le due cose si legano tra loro tanto vale sperare. Se l’ha detto Renzi c’è da crederci. Anche perché ormai l’unica possibilità per venirne a una è quella di andare a bussare alla porta di palazzo Chigi con il cappello in mano. A quasi due mesi dalla relazione dell’Autorità anticorruzione e della conseguente apertura di un’inchiesta della procura cittadina, poco si è mosso, almeno in apparenza. L’unica certezza sta nel fatto che l’appello lanciato a gran voce dalla città, a partire dal forum organizzato da La Provincia con esponenti di istituzioni, associazioni ed esperti, per sistemare il lungolago e fare a meno delle anacronistiche e infauste paratie, è stato ignorato. Sia il Comune di Como sia la Regione Lombardia infatti hanno deciso di proseguire sulla strada delle varianti al progetto originario, mantenendo l’impianto dei meccanismi antiesondazioni, che rischiano per altro di diventare come il buzzatiano tenente Drogo del Deserto dei Tartari in eterna attesa di un nemico che non arriverà mai.

Pazienza, però che almeno si diano una mossa. E visto che a livello comasco e anche regionale sembra che, nonostante la presenza del lago, si faccia fatica a sapere che pesci pigliare, non ci resta che aggrapparci alle parole del premier. Se le opere incompiute vanno terminate bisogna farlo in fretta, anche per il rispetto dell’impegno preso per il Ponte sullo Stretto. Se caso mai a palazzo Chigi non fossero a conoscenza del caso comasco ci pensino i nostri parlamentari (su tutte Chiara Braga che sta nella segreteria del Pd) a tirare per la giacchetta il capo del governo. Forse, anzi di sicuro, l’avranno già fatto. Ma le ultime dichiarazioni di Renzi possono fornire un buon pretesto per ritornarci sopra. Anche perché, e sarebbe bene farlo presente al presidente del Consiglio, il lago di Como è uno dei biglietti da visita del nostro paese nel mondo. Purtroppo, un biglietto sgualcito e impresentabile, al momento.


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Francesco Angelini Capo redattore centrale

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