Multe ai negozi
Ora serve chiarezza

Qualunque esperto di strategia, da quelle militari ai giochi da tavolo, sa benissimo che non si deve mai avere più di un fronte caldo aperto.

Proprio per questo il sindaco Lucini, in questi giorni, appare piuttosto preoccupato. Il motivo è facilmente comprensibile: la sua amministrazione ha un nuovo problema con i soliti noti. I commercianti.

Non bastava il braccio di ferro sui posti gialli, ora c’è pure la grana delle multe per la pubblicità. E gli sta esplodendo in mano proprio alla vigilia della “fase 2” della maxi isola pedonale, che alla fine dei lavori sulla darsena porterà alla chiusura al traffico di piazza Roma e, successivamente, dell’asse via Rubini-piazza Volta-via Garibaldi.

L’operazione Ztl, che avrebbe dovuto essere ultimata a settembre, è stata ritardata dal cantiere sul lungolago e si accavalla ora pericolosamente con un altro fronte di protesta, legato alla pioggia di sanzioni per la tassa sulla pubblicità, che ha già investito 2.137 commercianti e artigiani. Parliamo di multe per un milione e centomila euro e siamo solo alla prima tranche.

L’assessore Pusterla, in prima battuta, ha difeso l’amministrazione e l’incarico a Ica dicendo che la società di riscossione «sta scoprendo irregolarità diffuse», rimaste nell’ombra in passato solo perché il Comune «faceva pochi controlli per carenza di personale all’Ufficio tributi».

Anche il sindaco, che pure ha ereditato l’appalto dalla precedente amministrazione, non sembra intenzionato a far dietrofront. «Si parla di infrazioni e, quindi, di evasione», ha sottolineato. Ma ha anche ammesso che possono esserci stati errori. E gli errori ci sono stati eccome, come attestano alcune situazioni emerse in questi giorni, dalle categorie esenti sanzionate (farmacie, tabacchi, franchising) fino ad alcuni casi davvero surreali. Almeno a prima vista.

L’incontro di venerdì con i commercianti non ha sortito gli effetti sperati. Per nessuno. Il Comune, ovviamente, non ha nessuna intenzione di fare marcia indietro sui principi dell’operazione, mentre i commercianti (ma anche gli artigiani) hanno la bava alla bocca, evocano l’indimenticata operazione “metro quadro uguale per tutti” e già si interrogano su forme di protesta eclatanti.

Il primo aspetto non chiarito riguarda la sorpresa con cui sono state accolte le cartelle di accertamento. L’incarico a Ica, operativo dal primo di gennaio, fino a pochi giorni fa è passato praticamente sotto silenzio. Lucini si è difeso affermando che già in aprile, ben prima dell’invio delle sanzioni, le nuove modalità di controllo erano state illustrate alle associazioni di categoria. Confcommercio, di rimando, replica anche oggi che «è difficile dare indicazioni agli associati in assenza di spiegazioni chiare da parte del Comune».

Il ragionamento non fa una grinza.

Va fatta chiarezza sulle regole, su cosa si deve pagare e su cosa è esente, su quali sono le tariffe e quali le sanzioni. E a quel punto chi è tenuto a pagare, paghi. Il sindaco ha detto che «lo scopo non è quello di spremere i commercianti e gli artigiani». Nessuno vuol fare un processo alle intenzioni, ci mancherebbe, e nessuno crede che Lucini voglia rovinare intenzionalmente il nuovo clima instaurato dall’amministrazione con la città. Tanto più alla vigilia di test come quelli delle paratie, della Ticosa e del campus (o Villa Olmo?), decisivi per il futuro di Como.

Ma in assenza di chiarezza, purtroppo, diventa legittimo il dubbio che questa operazione nasconda mere ragioni di cassetta dietro il vessillo della legalità.

Se non era giusta la deregulation del passato (leggi assenza di controlli) non è nemmeno giusto oggi, se così è, sparare nel mucchio. E il sindaco, se non vuol vedere svuotate o addobbate di drappi neri le vetrine della città, deve imporre a Ica di far chiarezza su tutto, fin nei minimi dettagli. Non farlo sarebbe un imperdonabile errore di strategia.

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