Non affare di pochi

ma specchio per tutti

Non è un affare di pochi. E ancor meno una questione di semplice fortuna.

I 242 sposi che ieri sono sfilati a Villa Olmo, forti dei loro cinquant’anni insieme, sono stati festeggiati dal Comune, non per folclore, ma perché rappresentano qualcosa di importante per la città. Sono un pilastro della comunità, che hanno contribuito a fondare e rafforzare, come ha osservato lo stesso sindaco Mario Lucini.

Se Como è ciò che appare oggi, è anche grazie ai loro sforzi. Perché, lo sappiamo, di sacrifici è costellata la strada che tiene insieme due persone (e il nucleo familiare che formano), figurarsi per qualcosa come mezzo secolo.

Viene in mente ciò che dice Pupi Avati proprio in occasione di questo traguardo. Da una parte racconta con un sorriso: ogni volta che dichiara in pubblico di essere sposato da tantissimi anni, incassa quasi una standing ovation. E quando presentò la serie televisiva proprio dedicata al matrimonio longevo, spiegò come in fondo questo fosse il vero scandalo oggi.

Un legame che comincia con un pizzico, se non molta, incoscienza, un impegno che poi si porta avanti tra mille difficoltà e la consapevolezza viene rafforzata dalla responsabilità. Parola, quest’ultima, che oggi sta stretta in molti ambiti, a partire da quello che ci mostra la politica ogni giorno. Ma non è che tra noi comuni cittadini vada sempre meglio, perché le vie di fuga vengono cercate spesso e volentieri: piace scaricare la colpa sull’altro, che sia il partner, il socio, il collega, poco importa.

Ecco perché la festa di ieri a Villa Olmo può essere vista anche come uno specchio in cui Como può guardarsi per andare avanti. Ci sono i problemi che affliggono le coppie e che le travolgono e bisogna prenderne atto, rispettando le ferite. Ci sono - per arrivare all’estremo - le tragedie che fanno tanto discutere e commentare l’opinione pubblica, fino a quando tv e social non si stancano e cambiano argomento.

Ma ci sono anche famiglie che hanno affrontato un percorso così lungo insieme senza formule magiche, che hanno vissuto i tempi della prosperità e quelli della crisi. Che oggi non si fermano a dire: «Siamo stati bravi». Non c’è voglia di distinguersi, piuttosto c’è quella determinazione ad andare avanti e magari a offrire il proprio contributo silenzioso.

Anche se le cose non sono più come una volta, anche se la loro città e il loro Paese non sono sempre quelli che sognavano di costruire. Anche se i figli non possono contare sulla sicurezza o perlomeno sulle speranze dei genitori, e se guardiamo ai nipoti, navigano in un universo ancora più frammentario e incerto. Tuttavia, in fondo i cinquant’anni di queste coppie sono stati proprio scanditi da una serie di “anche se”.

Ciò non rende più speciale la loro strada, forse solo più vera. E un momento come quello di ieri aiuta ad allargare lo sguardo. A dire che dietro un simile traguardo c’è il tessuto di Como, quello che è diventata e ancora può essere. Una ricarica di energia per tutti, pronti a ripartire oltre gli “anche se”.

m.lualdi@laprovincia.it

Twitter: @MarilenaLualdi


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