Pirandello a Como
E la tassa sui morti

Se Pirandello fosse ancora tra noi potrebbe ispirarsi a Como per una riedizione del Fu Mattia Pascal con la trama rovesciata, cosa che forse al grande scrittore non dispiacerebbe affatto. L’autore di tanti capolavori, in compenso, se fosse residente nella nostra città, gradirebbe meno il rischio di pagare una tassa anche dopo morto, come può succedere, fatti tutti gli scongiuri del caso, ad ogni cittadino comasco.

Proprio grazie a uno di questi il signor Nicola Pucci, nell’ignavia più o meno consapevole della giunta comunale e della maggioranza e con l’opposizione impegnata nella caccia di farfalle sotto l’arco di Tito o sotto il monumento di Libeskind se preferite, è venuto a galla il paradosso pirandelliano per cui a Como il fisco ti insegue fino alla tomba e anche oltre a quanto pare.

Dei dettagli della vicenda rende conto Stefano Ferrari nella cronaca cittadina. In soldoni (è il caso di dirlo), si tratta della tassa rifiuti che è calcolata sulla composizione del nucleo famigliare. Se questo si modifica per la dipartita di uno dei componenti o (come nel caso segnalato dal cittadino vittima) del trasferimento di un convivente in un altro Comune, l’imposta si continua a pagare anche per un anno, fino al 1 gennaio di quello successivo, quando gli uffici di palazzo Cernezzi aggiornano l’anagrafe tributaria. Nel caso di chi passa non a miglior vita ma cambia città, il balzello bussa due volte: a Como e nella nuova residenza.

Pirandello ci inzupperebbe il pane. Ma lo scrittore siciliano è vissuto a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, quando la velocità dell’informazione era parificata a quella dei calessi e Internet e le reti informatiche erano solo, forse, nelle menti di qualche autore di fantascienza.

Nel terzo millennio, l’epoca del mitico tempo reale, in cui un fatto si conosce nel momento stesso in cui accade (a volte anche prima), non dovrebbe essere un’impresa titanica aggiustare l’elenco dei contribuenti in simultanea o quasi con quello di residenti. Pensavo fosse una banca dati invece era un calesse, potrebbe chiosare il compianto Massimo Troisi, un altro che con il grottesco ci prendeva gusto. “ Le banche date dei servizi pubblici devono comunicare”: quante volte l’abbiamo sentita questa?

Va poi detto che far pagare una tassa sui rifiuti a chi non ne produce in quanto non più presente sul suolo comasco è qualcosa che, al di là degli effetti collaterali sul fegato delle vittime, potrebbe determinare conseguenze poco piacevoli per il Comune di Como.

Se nessuno si era accorto finora di questa grave e assurda anomalia, ora non ci sono più alibi. Palazzo Cernezzi deve provvedere e in fretta a sanare questa stortura. C’è da essere certi che l’assessore ai tributi Paolo Frisoni, che ha sempre fatto del buon senso la stella polare del suo agire nelle amministrazioni pubbliche, troverà una soluzione.

Altrimenti l’unico rimedio potrebbe essere quello di traslocare in un altro Comune e di lasciare questo mondo negli ultimi giorni di dicembre. L’ideale sarebbe il 31. In questo modo non si pagherebbe nulla.

Ovvio che si tenta di scherzare. Anche se su questa storia ci sarebbe davvero poco da ridere.

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