“Ponzio” Landriscina
e il fango terapeutico

“Ponzio” Landriscina e il fango terapeutico

Almeno Ponzio Pilato si prese il disturbo di interpellare il popolo, la gente, pur sapendo bene che avrebbero liberato Barabba e non Nostro Signore. Mario “Ponzio” Landriscina sulla nomina del commercialista Paolo Lanzara, finito di recente agli arresti domiciliari per bancarotta e con un condanna in primo grado a 5 anni per associazione a delinquere, in Acsm-Agam, un tempo “gioiello” del Comune di Como ha fatto tutto da solo. E neppure, stando ai fatti, se n’è pentito. Lanzara rimane al suo posto e Landriscina pure, pro tempore grazie al cielo perché il suo mandato durerà fino al 2022, se poi si ricandiderà e i comaschi vorranno ancora rieleggerlo peggio per loro e per la città.

Nella vituperata, schifosa e corrotta Prima Repubblica, quando il destino dei sindaci era in mano soprattutto ai partiti, un atto del genere avrebbe portato quasi in tempo reale al ritorno del primo cittadino al suo mestiere originario. Nella Seconda o Terza, come volete, il fatto che un pastore nomini il lupo dentro un gregge di pecore fa lo stesso effetto dell’acqua sulle pietre. E allora meglio il fango di quest’acqua putrida. Quella fanghiglia che, a dire del principale inquilino di palazzo Cernezzi noi gettiamo quasi ogni giorno su di lui, povera anima che in fondo è solo la seconda volta che incappa in un errore del genere e mai ha dato segno di pentimento. Allora, amici lettori, consentiteci la presunzione di considerare il nostro fango come quelli utilizzati nelle terme a scopo curativo. Una melma che fa bene a una città malata di cattiva amministrazione. Un morbo i cui sintomi si avvertono quasi in ogni atto di questa giunta, per cui non è giusto né corretto fare di ogni erba un fascio, ma che nell’insieme esce indebolita e screditata da nomine di persone con problemi giudiziari negli enti partecipati. Inutile dire che tanto per Lanzara quanto per Gianlugi Rossi già nominato nel Cda di Como Servizi Urbani nonostante una condanna definitiva per bancarotta vale (più per il primo vista la posizione del secondo) la presunzione di innocenza fino al giudizio definitivo. Nulla osterebbe a Lanzara, se ne ha le competenze di fare parte della Multiutility comasca monzese una volta risolto favorevolmente l’iter giudiziario.

Nel frattempo sarebbe opportuno che ne restasse fuori. E il compito di un sindaco che onora la sua fascia tricolore dovrebbe essere quello di tenerlo lontano, non di aprirgli la porta. Anche se tutto ciò non è illegale, altrimenti non si sarebbe fatto. E neppure se è stata bocciata la proposta di un gruppo consigliare per introdurre criteri di maggiore trasparenza nelle nomine. Alla luce di quanto avvenuto appare il classico cantarsele e suonarsele da solo.

C’è da sperare che, quando la questione sarà riproposta in Consiglio comunale, qualcuno di coloro (tra cui il primo cittadino) che la respinsero abbia un ripensamento. La coscienza, in fondo, a qualcosa deve pur servire.

Questo giornale, se ne faccia una ragione Landriscina, continuerà a restare al suo posto come il lupo che dovrebbe essere tenuto fuori dal gregge. Non sarà un cane al guinzaglio del pastore, buono o cattivo che sia, ma andrà avanti a fare la guardia nel rispetto dei suoi lettori che ancora lo acquistano e per il bene della città. Il nostro fango terapeutico non mancherà, anche se il dubbio è che forse ci voglia una terapia più drastica per le infezioni di Como. Una cura da cavallo che il medico sindaco Mario “Ponzio” Landriscina non sembra volere o essere in grado di somministrare.

@angelini_f

© RIPRODUZIONE RISERVATA