Qualcosa di puntuale?

I cantieri dopo le ferie

Puntuali come le tasse (per chi le paga), al termine di ogni vacanza, sia essa natalizia, carnevalesca, pasquale o estiva, con la ripresa delle scuole ecco ricomparire come per incanto i cantieri stradali. In sé non è una cattiva notizia, perché che si facciano lavori in tempi di risorse pubbliche allo stremo è pur sempre cosa buona. Il fatto è che questi lavori, per quanto necessari siano, piombano sulle nostre teste tutti insieme, contemporaneamente, come se qualche entità sadica si divertisse a chiudere strade e ponti nelle combinazioni e nelle giornate in cui provocano più disagi e, chiamiamole così, arrabbiature.

Esempi concreti? Con la ripresa delle scuole, salvo maltempo, a Como ripartiranno i lavori in via Pasquale Paoli (impianto gas) e in via Zampiero a Camnago (posa nuovo guard rail), lungo due delle (poche) vie di accesso alla città. A Cantù riprenderà il cantiere in via Como (rete fognaria, durata un mese), e fra una settimana chiuderà per una decina di giorni il ponte di Cantù Asnago (problemi strutturali). Tutti insieme, appassionatamente.

Il problema non è solo comasco, è italiano ed è legato all’allergia che il nostro Paese manifesta ogni qual volta si pronunci la parola “programmazione”; allergia che si aggrava quando si aggiunge anche il termine “coordinamento”. Due concetti, specie in forma congiunta, pressoché sconosciuti alle Pubbliche Amministrazioni.

Non si discute dell’opportunità dei lavori, che diamo per scontata. E sappiamo benissimo che ogni intervento vive di vita propria, ha il suo bel iter burocratico, ci sono i bandi, gli appalti, i ricorsi al Tar, i ritardi, gli imprevisti, le perizie suppletive, le imprese che falliscono eccetera eccetera. E poi ci sono le emergenze. I lavori in via Paoli, ad esempio, sarebbero già finiti da un pezzo se la scorsa estate non fosse scoppiato il problema del viadotto dei Lavatoi: interromperli fu una decisione di buon senso. Ma proprio perché ogni intervento vive di vita propria e ha i suoi imprevisti, è indispensabile un coordinamento, una programmazione, un assessore competente o anche solo una segretaria diligente che segni sul calendario i lavori, le durate e faccia presente che, forse, sarebbe meglio aspettare una settimana là, o che prima di aprire il cantiere x si attenda la fine del cantiere y. Cosa succede invece? Che all’interno del singolo ente la mano destra non sa quello che fa la sinistra, che gli uffici non si parlano e si assommano lavori rinviabili con altri che non si possono procrastinare, o che nessuno si prenda la responsabilità di decidere. Se a questo aggiungiamo che gli enti che appaltano i lavori sono diversi e che, spesso, i cantieri sono di privati, ecco spiegato il caos.

Spiegato, non giustificato. Nell’epoca in cui basta avere un’app sullo smartphone per essere informati sul traffico in tempo reale è davvero anacronistico non ci siano programmazione e coordinamento, né comunale, né provinciale. Un altro esempio? La chiusura del passaggio a livello di Grandate, nodo mai risolto, fonte di caos quotidiano e terreno del classico, italico, scaricabarile.

Allargando il discorso, è ancora più anacronistico che certi lavori siano eseguiti negli orari di punta, raramente di notte, mai nei periodi di vacanza. La risposta degli amministratori è pragmatica: questione di soldi. Fare lavorare le imprese di notte o durante le ferie costa di più. Come costa investire nei trasporti pubblici e nei parcheggi esterni per dare alternative agli automobilisti. Nessuno che tenga mai in considerazione un altro costo, quello sociale patito dai cittadini per inquinamento, ritardi o attese.

E sì che in colonna finiscono anche assessori, dirigenti e consiglieri. O no?


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