Quelli che...Pagliuzze  e travi di Como

Quelli che...Pagliuzze

e travi di Como

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo?». Questa celebre parabola contenuta nel Vangelo potrebbe essere riadattata per i comaschi. Non tutti è vero. Ma i molti che si ostinano ad andare in giro con un occhio orbato da una pesante trave e l’altro che scruta per cercare le altrui pagliuzze.

Sono quei criticoni a cui ha fatto bonariamente riferimento il vescovo Coletti nel discorso alla città pronunciato durante il Te Deum di fine anno.

Mettete su Jannacci e pensate a quelli che... è

pieno di buche nelle strade e non colgono magari la magnificenza del panorama del lago in questi giorni il cui il vento ha tirato a cera il cielo azzurro. Quelli che... le illuminazioni natalizie in centro sono kitsch e non notano che le città di fama vicine alla nostra hanno tirato fuori addobbi da rigattiere di serie C per le feste. Quelli che ... non si trova mai un parcheggio e se si trova costa e se costa non ti fanno di lasciare l’auto in piazza Duomo e poi magari scoprono che la nuova zona pedonale ha contribuito ad incrementare il giro dello shopping dopo anni di vacche scheletriche.

Quelli che... a Como non si fa mai niente di bello e poi salta fuori che il teatro Sociale porta a casa il premio internazionale Fedora, consegnato a Parigi, per la produzione dell’opera “Milo, Maya e il giro del Mondo”. Un riconoscimento ottenuto assieme alla Scala di Milano, mica la compagnia del filo di ferro.

Quelli che... non siamo pronti per Expo. Anche se poi basta fare una vasca in centro nel weekend per ritrovarsi in una babele di lingue. Non saremo preparati, ma i turisti stranieri a vedere questa città piena di buche, con il cantiere davanti al lago, le luci natalizie psichedeliche e dove non si fa mai niente, ci vengono. E sono sempre di più. Certo, magari a Como si sta ancora qui a fare la calza. Però è una calza da record per l’Expo (toh) e per riempirla ci sarebbe bisogno di reclutare un battaglione di befane. Perché poi ci sono quelli che... il tessile è finito, se lo sono mangiati i cinesi. Ma i prodotti dell’eccellenza creativa continuano a partire da qui. I cinesi casomai se li comprano.

Pagliuzze forse, ma pagliuzze dorate. Più preziose di quelle pesanti travi conficcate negli occhi dei comaschi criticoni. Anche se le travi, lo sappiamo si chiamano Ticosa, paratie, traffico, inefficienza ecc, ecc... Però non si può mica avere tutto.

Non è detto però che il bicchiere debba essere per forza mezzo pieno o mezzo vuoto. Proviamo a dare un’occhiata nel bicchiere di Como e magari ci accorgeremo che non è colmo, ma neppure si intravede il fondo. La città sta cambiando e in meglio. E il merito è anche dei suoi cittadini. Di quelli che si ingegnano a tirar fuori le idee per valorizzare ciò che la natura ci ha regalato. Di quelli che si adoperano per preservare il bello come i volontari che ripuliscono gli edifici del centro, riparano la ringhiera del Cosia, sistemano i giardini davanti alla stazione San Giovanni, arricchiscono la magnificenza di Villa Olmo. Non c’è bisogno di indossare gli occhiali rosa per trasformare le travi in pagliuzze o viceversa. Ci sono quelli che... fanno e quelli che... criticano. Oh yeh!

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Francesco Angelini Capo redattore centrale

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