Sabato 26 Aprile 2014

Riempire il vuoto?
L’esempio è servito

Bene, bravi, bis. Applausi. E tanti in bocca al lupo. Se li meritano i ragazzi de “I Tigli a lago”, l’unico ristorante stellato Michelin della città, che con un barile di coraggio e un otre di lodevole incoscienza, abbandonano il certo (il loro bel localino di via Coloniola) per l’incerto, e annunciano l’intenzione di trasferirsi armi e bagagli - cioè pentole e forchette - niente meno che nella vecchia sede Sip di via Bianchi Giovini, in un palazzo quattrocentesco su cui i tanti detrattori del progetto di pedonalizzazione di piazza Roma non scommetterebbero un nichelino.

Al netto degli insulti anche questa volta garantiti a chi scrive (i nemici della Ztl sono lettori più attenti e rumorosi dei suoi fautori), la scelta di questi ristoratori un pizzico di ribalta la merita. È la ribalta della riconoscenza che, per paradosso, meritano in realtà tutti gli esercenti di questa come di altre città, gli stessi che in queste settimane ci hanno assordato con i loro fischietti protestando a Palazzo Cernezzi, e la meritano perché una volta di più saranno loro a risolvere i nostri guai.

I “Tigli” tracciano il solco, l’auspicio è che altri decidano di seguirlo e che, soprattutto, gli architetti che vorranno partecipare ai due bandi di prossima pubblicazione (quello per piazza Roma e quello per piazza Volta) tengano conto del fatto che alla fine sono sempre le attività commerciali - bar, caffè o ristoranti - a riempire il vuoto degli spazi urbani, a restituire loro un’anima, una forma, una fruibilità e una vivacità che gli architetti possono favorire, senz’altro non imporre a colpi di righello.

Servono spriz e tavolini, in altre parole, e servono a maggior ragione in un luogo così a ridosso del lago, così ancorato alla città murata e ai suoi percorsi.

Di progetti di riqualificazione urbana, negli ultimi anni, se ne sono visti tanti, benché poi se ne siano realizzati pochini. Di sicuro, senza l’aiuto dei locali (anche se in realtà qualche detrattore della movida ne sarebbe stato lieto, e forse con qualche buona ragione) piazza Volta, a suo tempo progettata dall’ottimo architetto Mario Di Salvo, non sarebbe l’angolo “sensato” di città che è oggi. Così come, per restare ancorati alla cronaca più recente, promette malissimo il maxi spiazzo che si vorrebbe realizzare al posto della ex palazzina Fisaac di piazza Camerlata, proprio perché - a guardarlo così, dai soliti “rendering” - non contempla aperitivi. Del resto, per piazza Roma, “l’horror vacui” è quello di sempre, quello che ci coglie ogni qual volta si ritocchino gli assetti urbanistici delle nostre città, scombinando regole e panorami che appartengono alla nostra vita, sconvolgendo prospettive, certezze, visioni, equilibri commerciali. Statisticamente, è sempre il commercio a riportare l’ordine, a restituire il ritmo, a rimettere in moto il flusso della vita e a scandirne i tempi. Così, oggi, aspettando di conoscere le soluzioni architettoniche di chi dovrà ridisegnare piazza Roma, è giusto anche ringraziare i titolari di quel ristorantino di via Coloniola, e di sperare che, firmando se non un armistizio quantomeno una tregua, gli esercenti di Como raccolgano anche loro una sfida senz’altro difficile ma non impossibile, dando una mano a questa amministrazione e riponendo i loro lumini. Sarà il solito, inguaribile ottimismo di chi scrive, ma forse vale la pena davvero di mettersi sotto tutti insieme. Magari per brindare, tra una decina d’anni, alla riuscita di un’impresa che sembrava impossibile.

Stefano Ferrari

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