(Ri)salviamo il Patria  simbolo di Como

(Ri)salviamo il Patria

simbolo di Como

Ai proverbi non si sfugge. Ma anche se è vero che nessuno è profeta in Patria, fa male vedere lo storico battello per cui si era battuto con tutto il suo impegno il compianto Pier Cesare Bordoli, presidente della Famiglia Comasca, che rischia di riandare in malora. Perché il restauro del natante è costato tre milioni che finirebbero alle ortiche e di questi tempi un simile spreco fa venire i capelli dritti. E poi il battello rimesso in sesto è un simbolo di Como, del suo lago della sua storia. Fa parte, insomma, a tutti gli effetti del brand territoriale.

Non si può insomma rimanere indifferenti. L’imbarcazione, oltretutto, una volta rimesso in acqua davanti a Villa Olmo era diventata un’attrazione per i turisti. Nel giro di poco tempo da risorsa si è trasformata in problema. La Provincia a causa della riforma che ha trasformato questo ente in una sorta di fantasma con le tasche vuote, ha alzato bandiera bianca. La Navigazione che certo non naviga nell’oro perché la crisi è di terra, cielo, mare e anche lago, sembra intenzionata a passare la mano sulla gestione dello scavo.

Il Patria è la vittima innocente di questa situazione. E Como, nonostante un altro proverbio in voga dalle nostre parti, quello che dice di lasciar affondare il battello se non è tuo, non può stare a guardare. Ancora una volta la città è chiamata a fare squadra perché non esiste un soggetto che da solo sia in grado di risolvere il problema. Né la Provincia, né la Navigazione e neppure la Famiglia Comasca che peraltro può svolgere un ruolo importante sia in termini propositivi sia nella sensibilizzazione sul problema così come fece Pier Cesare Bordoli.

C’è da sperare che l’Sos lanciato dal Patria che rischia di affondare in un mare di indifferenza popolato di barili scaricati, sia raccolto da qualcuno prima che sia troppo tardi perché il degrado incombe e forse sarebbe già arrivato se non ci fosse il gruppo di appassionati che, volontariamente, si prendono cura del vecchio scafo.

Alla fine potrebbe essere sufficiente cambiare l’angolatura di visuale del problema, cioè considerare il battello come una risorsa importante da sfruttare in chiave turistica. In questo modo il battello dopo un indispensabile sostegno iniziale, magari potrebbe riuscire a mantenersi da solo, con piccole crociere sul lago a beneficio dei turisti e attraverso l’organizzazione di eventi a bordo.

Altrove queste opportunità le sanno cogliere alla grande. Forse è una questione di una mentalità che a Como, per quanto riguarda la promozione turistica, non è ancora stata del tutto plasmata.

Tutti i soggetti che operano nel settore dovrebbe riunirsi assieme a Provincia, Navigazione e Famiglia Comasca per studiare un progetto per il Patria e vedere in quale modo recuperare le risorse necessarie.

(Ri) salvare il battello anche il modo di onorare la memoria di un personaggio che per la città e per i comaschi ha fatto molto: Pier Cesare Bordoli.

Nel suo nome deve partire la compagna per ribaltare il proverbio e diventare profeti in Patria.

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@angelini_f


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