Venerdì 15 Agosto 2014

Se Como non riesce

a uscire dal tubo

Se leggete questo pezzo e non lo comprendete, significa, senza offesa che non capite un tubo. Perché proprio di un tubo si discetta, di un banale arnese circolare e cavo che nella vita fa il conduttore di liquidi, in fondo un mestiere non particolarmente complicato.

L’assenza del soggetto in questione sta però creando una situazione paradossale su una delle strade più importanti di Como, non solo perché porta il nome del celebre imperatore dei francesi che l’ha voluta.

I tanti automobilisti che si trovano a passare in questi giorni sulla Napoleona avranno notato le transenne gialle che bloccano una corsia nei pressi del vecchio ospedale Sant’Anna e dell’incrocio con via Rimoldi. Vista la durata del piccolo cantiere, qualcuno si sarà domandato quale importante intervento sia in corso. In realtà si tratta solo di un lavoro del tubo, cioè della sostituzione del medesimo, lungo 30 metri ma non reperibile poiché pare che il fornitore della ditta a cui il Comune di Como ha appaltato i lavori sia chiuso per ferie.

Già, in periodo in cui nonsi ferma più nessuno, neppure il governo, con le imprese tessili che lavorano d’agosto per cercare di non perdere le commesse, si alza bandiera bianca di fronte a un tubo. Al di là del retropensiero per cui il settore probabilmente non risente della crisi e varrebbe la pena buttarsi nei tubi, c’è da restare perplessi.. Nell’anno di grazia 2014 si blocca tutto per un tubo, neppure fossimo all’epoca in cui sulla Napoleona appena inaugurata viaggiavano le carrozze. Ora la strada è stata sistemata, ma in via provvisoria. Quando finalmente il tubificio riaprirà e fornirà la preziosa merce si dovrà tornare a forare l’asfalto e chiudere la corsia per inserire finalmente quel benedetto manufatto nella sede a lui destinata. «Fa’ e disfa’ l’è semper laurà», dicevano i nostri vecchi. In questo caso però anche la saggezza popolare appare fuori posto. Anzi, di saggezza proprio non ce n’è. Perché comunque anche questo è uno spreco, piccolo che sia. Un lavoro fatto due volte e pagato dai comaschi con le loro tasse. Ma il tubo che non c’è è l’emblema di come, nonostante tutte le riforme che la fertile mente di Renzi può partorire, con questa burocrazia l’Italia non si salverà mai. E visto che la burocrazia è per sua natura irriformabile tanto vale chiudere bottega.

Se una città del profondo Nord come la nostra, a due passi dalla Svizzera dove probabilmente il cantiere sarebbe stato aperto e chiuso in men che non si dica, si ferma per un tubo, vuol dire che non c’è più speranza.

In un’epoca in cui puoi far arrivare qualsiasi tipo di merce, da qualunque parte del mondo in pochi giorni, senza muoverti da casa attraverso internet, possibile che non ci sia nessuno in grado di fornire il tubo? A meno che non sia un tubo con chissà quali caratteristiche, un prototipo di conduttura realizzato in materiale raro, da produrre su misura, magari griffato da qualche stilista specializzato in tubi. Difficile che sia così eh?

E allora qualcuno spieghi il perché di questa figuraccia comasca. Vero che le paratie ci hanno assegnato la nomea di città dai cantieri infiniti, ma questo non ci autorizza a perseverare. Se Como non riesce a uscire dal tubo, figuriamoci dal tunnel.

P.S.: chi di voi dovesse pensare che La Provincia fa delle polemiche del tubo, in questo caso avrebbe piena ragione. E scusate per questo pezzo del tubo.

Francesco Angelini

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