Se ne dicono sui giornali

ma la verità è un’altra

Dicono che i giornali non li legga più nessuno. Che siano vecchi, stantii, sorpassati. Inutili. Dicono che i tempi nuovi esigano forme di comunicazione diverse. Dicono anche che siano talmente squalificati, sgrammaticati e autoreferenziali da non rappresentare più nessuno, non interpretare più nessuno, non interessare più nessuno. Scendiletto della politica. Servi della casta. Sguatteri dei poteri forti, delle camarille, delle consorterie.

Dicono, infine, che il loro tempo sia segnato, per fortuna, ora che si apre l’alba vigorosa della civiltà nuova e davvero democratica nella quale ognuno si fa la sua informazione, se la sceglie, se la gestisce, se la scrive. Proprio così, ognuno di noi scrive quello che vuole, dove vuole e quando vuole. Uno vale uno. È così che si deve fare per contare veramente.

Se ne dicono di cose, soprattutto nei circoli e nei simposi dei cervelloni. Poi, però, c’è un giornale cartaceo, anzi, scusate, il giornale cartaceo da sempre leader indiscusso dell’informazione nei nostri territori, che prende per le orecchie la illogica, inaccettabile e, senza offesa, grottesca riforma delle province ideata dal presidente della Regione Lombardia, lancia una campagna ossessiva e martellante contro la divisione, il dimezzamento e lo scempio del nostro territorio, ricorda a tutti che il lago è uno, uno solo e che è vietato dividerlo e trasforma l’hashtag #unsololago in un grande successo digitale.

E così, nel giro di cinque piccoli giorni, Roberto Maroni è costretto a ritirare e congelare di gran carriera la riforma, accompagnando il provvedimento con una lettera di chiarimento scritta a tutti i sindaci, nella quale riserva anche qualche punta di rancore a “La Provincia”, che noi però gli perdoniamo con grande garbo. Abbiamo già vinto. Non è il caso di stravincere.

Nella lunga e interessante intervista raccolta dalla nostra Gisella Roncoroni, il governatore ha potuto spiegare che c’è stato un equivoco, un fraintendimento e che nulla verrà modificato senza l’accordo di tutte le parti in causa.

Non abbiamo alcun dubbio sulla buonafede e sulla serietà di Maroni, naturalmente, nonostante lo scherzetto che stava per tirarci, e quindi siamo certi che la riforma dei cantoni verrà condivisa e non imposta dall’alto. E di conseguenza è del tutto inutile ricordare che nel malaugurato e davvero impossibile caso che invece così non fosse, dopo un nanosecondo questo giornale scatenerebbe una nuova inflessibile battaglia contro il dimezzamento della provincia di Como, contro la mancata fusione con Lecco, contro la divisione del lago, contro lo scorporo di tutta l’area a nord di Argegno per aggregarla a Sondrio e contro l’assorbimento coatto nella provincia di Varese.

Sarà il caso che i politici - tutti i politici: le clownesche giunte di centrodestra, le doppiomoraliste giunte di centrosinistra, i pittoreschi masanielli civici - evitino nuovi scivoloni e nuovi atti di arruffata sicumera, mentre invece le cittadinanze, le imprese e le associazioni possono stare tranquille. Esiste sul territorio un giornale che non è solo un giornale, ma una vera e propria istituzione che, nel vuoto pneumatico degli enti locali, e dall’alto della sua storia, della sua diffusione capillare e della sua autorevolezza è in grado - nonostante l’improbabile curriculum del suo direttore - di dettare l’agenda, scandire i tempi del dibattito civico e, soprattutto, impedire gli sfregi alla collettività e combattere quelli già inferti nel passato.

Una nostra campagna editoriale ha impedito la svendita delle quote di Acsm-Agam che altrimenti sarebbe già avvenuta.

Una nostra campagna ha bloccato l’accorpamento di Como a Varese e l’umiliazione del suo ruolo nel cuore della Lombardia, che altrimenti sarebbe stata portata in consiglio regionale guarda caso in piena estate, quando tutti sono in vacanza.

Una nostra campagna ha fatto esplodere su tutti i media nazionali e su quelli anglosassoni lo scandalo delle paratie, raccogliendo sessantamila firme di comaschi, portandole a Palazzo Chigi, denunciando in modo eclatante l’incompetenza, l’insipienza e l’arroganza di due giunte regionali e due giunte comunali e strappando l’impegno scritto del governo - mentre tanti soloni parlavano e dormivano in altre sedi - per l’istituzione di un canale preferenziale che risolva il problema.

E non pensino al governo, in Regione e in Comune di averla passata liscia, perché li seguiamo passo passo, abbiamo un contatore che indica che sono già trascorsi trentadue giorni dalla consegna delle cartoline e, quindi, pure sul caso paratie siamo pronti a scatenare di nuovo la nostra macchina della denuncia e della verità fino al riappalto dei lavori, alla loro conclusione e al ripristino del lungolago più bello del mondo.

Una promessa è una promessa.

Questo è il ruolo e il senso di un giornale libero e indipendente come il nostro: essere sentinella della propria terra, scoprire e denunciare le piccole e grandi mediocrità che la rovinano, accogliere nel suo seno i lettori, i cittadini, i lavoratori e diventarne interprete leale, ma soprattutto ricordare agli pseudo statisti attuali e futuri locali, regionali e nazionali che se vogliono leggere una notizia vera e verificata la leggeranno su “La Provincia”, se vogliono prendere in giro gli elettori verranno inchiodati da “La Provincia” e se non appaiono su “La Provincia” vuol dire che non esistono.

Questo è quello che bisogna fare e questo è quello che siamo. E che saremo.

Quindi un consiglio a chiunque pontifichi sui giornali che non contano più niente e che non legge più nessuno: forse sarà il caso di buttare l’occhio da qualche altra parte.

d.minonzio@laprovincia.it

@DiegoMinonzio


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