Se vincono gli estremismi  è sconfitta la verità

Se vincono gli estremismi

è sconfitta la verità

È quando, nel bel mezzo dell’ennesimo ed esausto talk show notturno, salta fuori uno dei più sagaci esponenti della nuova politica a dire che bisogna costruire più asili nido che ti viene davvero voglia di mettere mano alla mazza ferrata.

Sono passati dieci anni, sono passati vent’anni, sono passati duecento anni e questi qui, i nostri eroi, i nostri preclari rappresentanti, i nostri statisti della prima e della seconda e della terza Repubblica, di destra, di sinistra e pure di centro, continuano a ripetere le solite balle, le solite fregnacce, le solite chiacchiere, i soliti distintivi. E con la stessa insopportabile impudenza. E la famiglia di qua e la famiglia di là e la priorità alle donne e la priorità ai bambini e i servizi e il welfare e i distacchi e i diritti e la demografia e la società che cambia e le nuove realtà e le nuove sensibilità e, soprattutto, gli asili nido - signora mia - gli asili nido, che costano un occhio della testa: ma adesso cambierà tutto. Anche se poi, alla fine, da dieci anni, da vent’anni, da sempre, nessuno fa mai una beata mazza. E tutto, ma tutto davvero, si riduce sempre e soltanto a politica, comizio, campagna elettorale.

Ultimo esempio, eclatante e insopportabile, da una parte e dall’altra, il convegno mondiale delle famiglie di Verona, partito con le più nobili intenzioni e poi finito, in un nanosecondo, a fare da acciarino della peggior demagogia, del peggior estremismo, del peggior cialtronismo nazionale. Se avete avuto la pazienza - e soprattutto lo stomaco - di seguire il dibattito e le relative polemiche sui vari media, che come sempre si sono distinti per obiettività e spirito critico, avrete potuto apprezzarne la natura circense. Liti, insulti, ululati, intemerate, maledizioni bibliche, satanista sarà lei, assassino lo dice a sua sorella e Medioevo e clericofascisti e maschilisti e machisti e sessisti e vi piacerebbe trattare le donne come serve e retrogradi e sfigati e oscurantisti e conformisti e radical chic e laicisti e turbocapitalisti e servi della cultura della morte e il Papa dà ragione a noi e invece no, caro lei, il Papa dà ragione a noi. E, al seguito, tutto il codazzo di politici (?) analfabeti, invasati da ricovero coatto, veterofemministe in imbarazzante disarmo, reduci dei meravigliosi anni Settanta quando era bello dare dei porci ai padroni e sparare ai poliziotti, macchiette sovraniste, pluridivorziati puttanieri ferrei paladini della tradizione, radical chic terrazzisti con l’uzzolo dei diritti civili. E tutti, da una parte e dall’altra, a predicare, a catechizzare, a pontificare, a vaticinare, a trombonare. Senza che dell’oggetto cardine della contesa - la famiglia - importasse niente a nessuno. Tutto vero. Che spettacolo vergognoso.

E ce ne fosse stato uno che avesse messo al centro del dibattito l’unica cosa seria che si può fare: studiare assieme quali politiche possano essere realizzate e finanziate per aiutare la famiglia nei fatti, per bloccare la denatalità, per sostenere i genitori nella conciliazione tra figli e lavoro, per confermare sul campo il ruolo sociale dirimente della famiglia. E discutere seriamente e serenamente di cosa sia oggi, come sia oggettivamente cambiata con il mutare dei tempi e dei costumi, quali siano le coordinate delle “nuove” famiglie e accettare che esistano unioni non tra uomo e donna che comunque vanno normate, codificate e rispettate. E più ci si addentra nei temi davvero delicati, etici e divisivi, più servirebbe da parte di tutti cultura, visione e temperanza. Per decidere assieme dove piantare i paletti, perché dei paletti ci vogliono sempre, capire fino a dove esista comunque una famiglia e da che punto in poi, invece, inizi il magma, il caos, l’anarchia. L’adozione è uno di quei temi. L’utero in affitto è un altro e, almeno su questo, si potrebbe concordare che sia una schifezza intollerabile da vietare nella maniera più assoluta. Fino ad arrivare al vero punto di caduta, al vero, inevitabile, campo di battaglia - l’aborto - attorno al quale, come era facile prevedere, in questi giorni si sono toccate punte di intolleranza davvero insopportabili, perché sono andate a toccare uno dei punti nodali della democrazia: la libertà di pensiero.

Ora, premesso che il tema è regolato da una legge dello Stato e quindi è dentro quel perimetro che va sviluppata ogni discussione, non si capisce perché ai fautori della famiglia tradizionale e agli antiabortisti sia vietato il diritto di parola, tra l’altro utilizzando un’aggressività verbale e un manganello del pensiero unico violento e intollerante tanto quanto lo era quello che perseguitava divorziati, gay e ragazze madri nell’Italia profonda di parecchio tempo fa. Ma perché uno non può organizzare un convegno contro l’interruzione di gravidanza? Perché non può sostenere che, a suo avviso e in perfetta concordanza con Bergoglio, l’aborto è un omicidio? Perché non può sottolineare che la prima parte della 194 che punta alla tutela della maternità e all’aiuto alle donne con gravidanze difficili non è mai stata applicata? Perché non si può scandire che nulla è stato fatto sul tema della prevenzione, dell’uso corretto dei molteplici e sicurissimi metodi anticoncezionali e che sia intollerabile che una vita venga soppressa per mera sciatteria e menefreghismo? E perché non può avere diritto di tribuna chi sostiene che quel feto non è proprietà della madre, ma anche per metà del padre, e soprattutto che non è proprietà né di una né dell’altro, ma di qualcosa di misterioso e inconoscibile che rappresenta l’essenza stessa della vita ed è con quella sacralità che ci si deve confrontare?

Si può essere di opinione contraria e opposta, certo, ma non si può vietare la possibilità di esprimere una visione del mondo che è di per sé degna, anche se si oppone al nuovo concetto di morale. Ed è questo invece quello che è accaduto: anche stavolta hanno vinto gli estremisti. E quando vincono gli estremisti perde sempre la verità.

[email protected]

@DiegoMinonzio


© RIPRODUZIONE RISERVATA