Squadra e città  una sola Como sogna

Squadra e città

una sola Como sogna

Chi intenda leggere questo pezzo si armi di cornetti, quadrifogli, talismani vari e si cimenti in gesti scaramantici. Però è difficile non pensare che ormai la serie B del Como sia una pratica a cui manca solo l’ultimo bollo, rito in programma domenica a Bassano, dove ancora una volta la squadra e i tifosi si daranno la mano. Ma c’è qualcosa di nuovo e di bello in questa promozione (scusate se l’autore rallenta un po’ la scrittura per ripiegare il medio, l’anulare e il pollice di entrambe le mani): ed è la simbiosi tra la squadra e la città. Certo, era accaduto anche in passato, ma, chi segue da un po’ le vicende degli azzurri ricorderà anche le manifestazioni di fastidio per gli inevitabili disagi provocati da uno stadio che partita dopo partita attirava a se sempre più pubblico.

Questa volta no. Sarà che il cammino del Como ha svoltato quando ormai in pochi immaginavano l’happy ending. Sarà che da troppi anni gli azzurri non regalavano sogni. Fatto sta che ieri allo stadio sembrava ci fosse tutta la città. Non mancava (ma non per fare passerella, visto che è un’habitué degli spalti) il primo cittadino, non in fascia tricolore ma in bermuda, c’era tra gli altri, l’assessore Lorenzo Spallino. E la tribuna come la curva erano gremiti di secondi, terzi, quarti, ventesimi ,ultimi cittadini che hanno dato una carica a una squadra che già era pronta a scattare come una molla. Il Como ha spazzato via il Bassano con il carattere, con la voglia, con la fame, con la spinta del suo pubblico. Sono bastate queste ultime partite per sancire la prescrizione su un rapporto tra la squadra e la tifoseria a volte non felicissimo.

Non a caso, chi finora non si è perso una partita dell’undici di Colella prima e di Sabatini poi, ha spiegato di aver assistito ieri alla miglior partita della stagione. Mentre un altro storico aficionados del Como ha riversato su un social network tutta l’emozione di un pubblico forse mai visto in quarant’anni di onorata carriera da tifoso. E si può tacere dell’imprenditore con la scritta “Como” tatuata sulla guancia?

Si va in B (e ridagli con il sale da spargere alla Oronzo Pugliese) con Pietro Porro, un presidente comasco. Non capita così spesso. L’esempio più vicino è quello del compianto Mario Beretta.

E la morale di questa bella favola è che come ce la farà il Como squadra e società, può farcela anche la Como città a ottenere una promozione che magari oggi appare insperata. E il Como squadra che torna (tiè!!) nel calcio che conta un po’ di più può rappresentare una risorsa importante per la promozione del territorio. Può essere il bomber che ti fa sognare in grande.

Abbiamo lo stadio più panoramico del mondo, benché mal messo. La serie B è la miglior occasione per sfruttarne a pieno tutte le potenzialità. Anche qui il passo da problema (come spesso è stato considerato il Sinigaglia e non sempre in buona fede) a risorsa è più breve di quanto si possa pensare.

La simbiosi tra la squadra e la città può essere il volano giusto anche in questa direzione. Conviene pensarci in fretta però. Il Como che sale di categoria (se succederà) deve diventare una parte integrante di quel brand chiamato Como che è sempre più apprezzato, magari in maniera maggiore altrove che non qui. Ma il cuore non può essere altrove, con tutto il rispetto per il film di Pupi Avati.

Il cuore della città di Como ieri era allo stadio e continuerà a battere, ancora più forte, in quella serie B che, al diavolo le scaramanzia, non può più sfuggire. Tutti a Bassano e poi si vedrà. La ripartenza di Como passa anche da qui. Città e squadra devono continuare a essere una cosa sola.

f.angelini@laprovincia.it

@angelini_f


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