Tangenziale e Como  città Fantozzi

Tangenziale e Como

città Fantozzi

“Ma allora mi hanno sempre preso per il c…”, sbotta Fantozzi quando l’improvvida frequentazione del sindacalista Folagra gli consente di realizzare la sua condizione di sfruttato. Povero ragioniere, nato dal genio di Villaggio. Ce n’è voluta per capirlo. Sempre meno di Como che si ritrova davanti all’ennesima presa per i fondelli che, però, non fa ridere ma male. Molto male. La tangenziale di Como, quel moncherino di dubbia utilità, più che mai calata nel suo odioso ruolo di contentino, non sarà gratuita. Né oggi, né domani. Forse mai, anzi probabilmente mai. Dopo un diluvio di promesse, garanzie, che, scopriamo ora sono state elargite dandosi di gomito sotto il tavolo con il sottinteso “dai che li facciamo fessi anche questa volta, ‘sti comaschi”, la Regione Lombardia, nella persona dell’assessore ai Trasporti Claudia Terzi, mica l’usciere del sottoscala, ci comunica che l’ipotesi non è in pratica mai stata presa in considerazione. E c’è da restare più che allibiti ,viste le parole spese (nelle pagine di cronaca le rinfacciamo tutte non con gusto ma con rabbia) da due presidenti, l’ex Roberto Maroni che era venuto a tagliare il nastro del moncherino sbilanciandosi poi parecchio anche sul suo completamento con il secondo lotto, e l’attuale, Attilio Fontana, in campagna elettorale. Dietro a loro il gruppo di politici locali e non, pronti a mettere la mano sul fuoco per la gratuità e a spergiurare che chi si opponeva sarebbe passato sui loro corpi da immolare per la patria lariana. Che tristezza.

Però anche noi comaschi, non è che ci stiamo un po’ rassegnando a vestire i panni fantozziani? Perché a chiunque capiti in queste lande: dai candidati al Parlamento con il paracadute buono per un solo lancio, a che aspira a un qualunque strapuntino, riusciamo sempre solo ad opporre un “com’è umano lei” per poi metterci una croce. Sulla scheda elettorale però. Ormai è così da anni. Quanti treni reali o immaginifici abbiamo visto passare in direzione di Varese (culla della Lega pre salviniana) e Lecco (patria del formigonismo)? Sarà mica il solito problema di una classe dirigente che gemma non lontano da Como ma trova un terreno arido e sterile qui? Dai, alla fine, nei panni del Fantozzi c stiamo proprio comodi. Ci abbiamo fatto la bocca a essere “grandi perditori” come dice lui, tanto non serve farsi cattivo sangue. Del resto, l’esempio del ragioniere che una volta conscio del suo status si fa crescere i capelli e tira un sasso contro il vetro della megaditta, salvo poi rifarsi rabbonire dal direttore globale sembra fatto apposta per noi. Basta sostituire la mega ditta con Palazzo Lombardia e il direttore globale con il presidente della Regione: una carezza, una promessa e tutto come prima. Proprio tutto: l’inutile moncherino di tangenziale percorso solo da chi non può farne a meno e a pagamento , il secondo lotto sogno mostruosamente proibito e i mercenari della politica che passano di qui solo quando c’è da incassare il pedaggio del voto e poi chi si è visto si è visto. A meno che… A meno che i comaschi si strappino di dosso i panni di Fantozzi e decidano che è ora di dire basta, che imparino a fare lobby territoriale, a selezionare un classe dirigente senza tener conto delle invidie e degli interessi di bottega. Perché non è che manchino le persone di vaglia dalle nostre parti, è l’insieme che trascolora tutto nel grigio della giacca da ufficio di Fantozzi.

Ma non succederà perché non è mai successo. E allora Como continuerà nei suoi inutili viaggi a metà, come quelli sulla tangenziale moncherino. E pagherà ancora pedaggio. Ad altri.

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