Tanto tuonò che piovvero

le lacrime azzurre

E come la commentiamo una cosa del genere? Boh. Dura, eh...? Il Como Calcio, tanto per raccontarlo ai più distratti (o a quelli che si chiedono cosa abbia spinto il giornale ad aprire la prima pagina con questa notizia) ha buttato nel cestino la promozione in serie C (cioè il ritorno tra i professionisti: limite di demarcazione, nell’immaginario collettivo, tra il calcio vero e quello dei campetti di periferia) nella maniera più allucinante, beffarda, incredibile che il pallone (sicuramente quello azzurro) ricordi. Roba da non credere. È successo che un meteorite ha colpito il campionato, o meglio la sua capolista: il Gozzano, la squadra rivale e prima in classifica, battuta in casa dall’Arconatese che non aveva più niente da chiedere e da dire. Sette giorni fa, avevamo invocato Roma-Lecce: l’esempio più famoso di tale situazione. Accadde nel 1986 e la Roma perse lo scudetto sconfitta in casa da una squadra già retrocessa. L’avevamo invocata a ragione. Roma-Lecce esiste ancora, non muore mai. Solo che il Como non ne ha approfittato. Ancora più incredibilmente, neppure scossa dalle notizie che davano sull’altro campo (quello del Gozzano) l’avverarsi dell’impossibile, non è riuscita a vincere sul campo della Caratese, altra squadra senza stimoli e imbottita per l’occasione di ragazzini. Una combinazione folle di risultati che, se giocata al tavolo delle scommesse, avrebbe partorito chissà quale botto.

Questo “bigino” che vi abbiamo riassunto, vi spiega perché, se date un’occhiata ai social, vi trovate uno schizofrenico (e ti credo...) ventaglio di opinioni racchiuse tra i due opposti: “ha vinto lo sport” (nel senso di due squadre senza obiettivi che hanno onorato l’impegno); “ha vinto il non- sport” (due squadre, Como e Gozzano che avrebbero, addirittura!, fatto apposta a non essere promosse). Certo pensar male, è lo sport preferito del tifoso, ma se poi a certi verdetti ci arrivi con risultati così, beh... l’aiutino ad essere maligni è grande e grosso.

Non sappiamo se il Gozzano stia festeggiando o (paradosso da manicomio) si stia mordendo le mani, di fronte a una serie C forse problematica per una società abituata al dilettantismo e senza uno stadio adeguato. E poco ci interessa. A noi interessa il Como. E allora, pur credendo assolutamente che i giocatori ieri siano stati colpiti da narcolessia improvvisa proprio nel momento più importante, o che fossero ipnotizzati logorati dalla tensione (!!!), per lo meno ci permettiamo di notare come la grandinata di delusione ieri sia arrivata dopo tre tuoni forti e potenti, che per lo meno fanno immaginare la necessità un reset bello e buono nei programmi, nelle dinamiche e negli equilibri della società. E il risultato di ieri è arrivato proprio dopo questi tre boati, magari presi un po’ sottogamba da chi leggeva o ascoltava. Ma che potrebbero aver influito sul risultato, sul momento, sul clima.

Prima della partita di ieri, nella settimana che doveva essere vissuta nella maniera più tranquilla e propedeutica al match, succede che: 1. Il Comune tiri fuori il fatto che esistono dei ritardi nei pagamenti dell’affitto dello stadio. Ma come? Già al primo anno di gestione, e con l’impianto tra i punti cardine del progetto? 2. Che uno sponsor della società (ma molto di più nello scacchiere azzurro: il finanziatore di tutto il settore giovanile e uomo vicino al presidente Nicastro) tiri una bomba polemica sui alcuni trofei riciclati per un torneo baby, provocando repliche piccate e malcontenti che aprono indiscutibilmente una finestra sulla tensione in società; 3. che il presidente Nicastro, tornato bello bello dagli Usa, faccia intendere, tra una allusione e l’altra, che sì, insomma, per il ripescaggio bisogna prima mettere le carte sul tavolo e ridiscutere gli impegni con l’altra parte della società che (come lui) detiene il 50% delle quote.

A noi il balletto di queste notizie (tutte inconfondibilmente caratterizzate da un sinistro scricchiolìo di ramo che si rompe), ha sorpreso parecchio, specie in un mondo, quello del calcio, dove è raro uscire allo scoperto con polemiche interne. Ecco perché secondo noi lo 0-0, volutamente o (certo, più probabilmente) involontariamente, è figlio di questa situazione, che si trascina da tempo e che vede una compagine societaria dove (diciamo così) ci sono parecchie cose da chiarire. Speriamo in maniera indolore e costruttiva. Fosse in D (che noia) o in C. In bocca al lupo a tutti noi.


© RIPRODUZIONE RISERVATA