Torri Eur e Ticosa  Due simili abbandoni

Torri Eur e Ticosa

Due simili abbandoni

Ci sono due buoni motivi per cui a Como può interessare una vicenda romana che il caos politico-amministrativo di questi mesi ha fatto passare in secondo piano.

Le “Torri di Ligini” nel quartiere dell’EUR, costruite alla fine degli Anni Cinquanta e destinate ad uffici pubblici, oltre dieci anni fa vengono abbandonate.

Il progetto che prevede l’abbattimento e la realizzazione di spazi residenziali e commerciali si arena.

Un anno fa si decide che le torri non verranno più demolite ma riqualificate, diventando il quartier generale di Telecom.

Il nuovo amministratore delegato dell’azienda, Flavio Cattaneo – marito di Sabrina Ferilli, inattesa sponsor di Virginia Raggi prima delle elezioni - è contrario a quell’impegno.

Uno dei primi atti della giunta M5S è la revoca dei permessi per la riqualificazione delle Torri.

A Roma si favoleggia di accordi segreti e si dice che in questo modo, tra ritardi e ripensamenti, quella zona rimarrà “Beirut” come è stata definita dopo l’abbandono.

Il primo spunto comasco è il rapporto tra Giuseppe Terragni e L’E42, l’Expo romana impedita dalla guerra, che era stata preparata da grandi opere architettoniche, ispirate anche dal nostro geniale concittadino, nel quartiere poi chiamato E.U.R. (Esposizione Universale Roma) e che negli Anni Sessanta, in continuità con quei progetti, sarebbe diventato, anche grazie alle Torri, uno splendido centro direzionale invidiato dalle capitali europee.

L’altra questione, generale ma anch’essa comasca, è quella della centralità della rigenerazione urbana.

Gli interessi mossi da aree ed edifici da riqualificare devono rendere il tema della ricucitura del tessuto urbano (nella piena legalità) una priorità nei programmi politici.

E’ inutile ricordare quante e quali situazioni di questo genere si sommano a Como: dunque la lezione – negativa - dell’EUR andrebbe studiata dagli amministratori comaschi (quelli dell’imminente futuro, forse).

Ai cittadini che subiscono il degrado degli abbandoni, la sensazione di insicurezza e precarietà che producono, i danni presenti e futuri delle mancate bonifiche, dovrebbe essere data una risposta fatta di procedure chiare, seguite da funzionari pubblici in grado di attuare con efficienza e intelligenza direttive politiche: queste ultime piene di immaginazione e di voglia di fare, magari con un surplus di tematiche ambientali riconosciuto anche dal nuovo codice degli appalti.

Da bambino qualche volta ci andavo nelle Torri dell’EUR, dov’era l’ufficio di mio padre. Anche un bambino poteva percepire l’orgoglio di un Italia che camminava spedita.

Anni dopo, dalle finestre della mia classe di liceo al Gallio avrei guardato la Ticosa vedendo la solidità di un’imprenditoria e di una classe operaia che pensavamo fossero immortali.

Oggi, lavorando a Roma e continuando a vivere a Como, vedo due abbandoni: che non sono un destino inevitabile.


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