Turismo anticipato,   rifare il look al lungolago

Turismo anticipato,

rifare il look al lungolago

I primi turisti sono già arrivati in città e, forse, non se ne sono mai davvero andati. La stagione si allunga e vedere in inverno stranieri con in mano una cartina in piazza Cavour da tempo non è più fantascienza.

Ieri il primo assaggio di quello che saranno i prossimi fine settimana e mesi. Tantissime persone in giro, soliti problemi di traffico e parcheggi. Meta principale, ovviamente, il lungolago. Macchine fotografiche e smartphone che in piazza Cavour, però, non inquadrano le bellezze del primo bacino, ma lo scempio in cui è ridotta la vecchia biglietteria della navigazione, le erbacce e i rifiuti sul lato opposto (di fianco al gabbiotto che avrebbe dovuto essere provvisorio e che, invece, è diventato di fatto la nuova postazione per le crociere sul lago), gli ammassi di lamiere arrugginite che arrivano fino a Sant’Agostino. Una ferita al cuore dei comaschi che sanguina ormai da otto anni e uno schiaffo sonoro a quel turismo su cui la città - che ambiva fino a una manciata di settimane fa, prima della sconfitta, ad essere capitale italiana della cultura - dice di voler puntare.

E se per ripartire con i lavori sul lungolago e chiudere così quella che sarà ricordata in città come la pagina peggiore della sua storia recente, non ci sono oggi certezze di alcun tipo, non si può più tollerare che si consenta che sulle fotografie finiscano i seggiolini a pezzi della vecchia biglietteria o i rifiuti abbandonati, fino ad arrivare all’airone morto e lasciato lì, al di là delle grate.

Nel settembre scorso il vicesindaco Silvia Magni aveva dichiarato, proprio sulla questione: «L’area rientra nello spazio di cantiere che è gestito da Sacaim. Possiamo fare presente questa situazione direttamente a loro». Allora a Palazzo Cernezzi pensavano, comunque, che qualcosa si sarebbe mosso nell’arco di qualche mese. Ma la situazione, nel frattempo, è drammaticamente peggiorata. Bocciatura dell’Anticorruzione, inchiesta della procura della Repubblica e carte anche sul tavolo della Corte dei Conti.

E se, come detto, nessuno scommetterebbe sulla soluzione al rebus delle paratie in tempi brevi - non a caso nel forum organizzato da “La Provincia” diversi esponenti della società civile hanno chiesto a gran voce di abbandonare il progetto limitandosi alla sistemazione della passeggiata - qualcosa si può e si deve fare. Andrea Camesasca, che di turismo se intende, aveva parlato di «operazione camouflage» da attuare subito, in un paio di mesi al massimo.

Oggi quella è la priorità. Nascondere le brutture almeno ai turisti, visto che i comaschi già da tempo hanno dovuto rassegnarsi. All’estero, ma anche in altre città italiane è prassi rivestire i cantieri in modo da renderli gradevoli alla vista. E il cantiere infinito delle paratie ne ha un bisogno tanto estremo quanto immediato. Si metta un grande poster, si studino soluzioni innovative, ma si faccia qualcosa.

Il cantiere è affidato all’azienda? Si trovi il modo per intervenire e impedire che sulle foto ricordo che chi visita Como riporta a casa resti lo scheletro di una biglietteria, immagine più simile a una città fantasma del vecchio west che a quel gioiello che il mondo ci invidia.

A meno che non si voglia dare per persa la partita e si punti a fare proprio del senso di abbandono il motivo di macabra attrazione sul modello e sul fascino delle ghost city. Ma quelle non avevano le nostre bellezze paesaggistiche e, nonostante questo, sono stati capaci di trasformare il nulla in miniere turistiche che portano visitatori e soldi. Non arrendiamoci all’idea di un lago fantasma e per l’immediato mettiamoci almeno una toppa. Per l’operazione camouflage non servono luminari del diritto o dell’ingegneria. Basta il buonsenso.


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