Mercoledì 07 Luglio 2010

Il paesaggio di Como
svenduto per un milione

Quanto frutterà al Comune il cemento (sono previsti 200 appartamenti) spuntato in via Borgovico, sull'area della ex Subalpina? La cessione di aree per circa diecimila metri quadrati, opere di urbanizzazione e una monetizzazione pari a un milione e duecentomila euro. Questa, per lo meno, è la risposta contenuta nella convenzione siglata da Palazzo Cernezzi e dalla società allora proprietaria dell'area il 29 settembre del 2003, nove anni dopo il via libera all'operazione sancito dal commissario straordinario. Era il 23 giugno 1994, infatti, quando Armando Levante, commissario straordinario del Comune di Como dal 15 dicembre del 1993 al 12 luglio 1994, deliberava, «con i poteri del consiglio comunale», di «adottare il piano di recupero del patrimonio edilizio esistente, relativo all'ambito di via Borgovico numero 241». Un piano di recupero che, carte alla mano, non venne vagliato, curiosamente, nemmeno dalla Circoscrizione (comunicò di «non poter esprimere il parere essendo cessata l'attività per l'approssimarsi del rinnovo elettorale», scrive il commissario). Mentre in consiglio comunale non si andò oltre le precisazioni e le limature. La convenzione siglata nel 2003 prevedeva, nel dettaglio, aree per standard suddivise in 5.560 mq da cedere contestualmente alla stipula della convenzione, altri 3.968 «successivamente alla realizzazione delle opere», 996 di «servitù di uso pubblico» e 5.378 “trasformati”, come detto, in un milione e 200mila euro per le casse comunali versati al momento della firma.
Così ricostruisce la vicenda l'ex ingegnere capo del Comune, Tino Tajana: «Le casse comunali erano in difficoltà, le esigenze dei cittadini in crescita. Gli oneri derivanti dagli Adamoli avrebbero portato beneficio alle finanze. Erano in scadenza, il commissario li attivò».

p.berra

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