Martedì 09 Agosto 2011

Lungolago di Como:
I dubbi del progettista

<+G_SQUARE><+G_TONDO>Aveva scritto una lettera direttamente al sindaco Stefano Bruni nel dicembre scorso e, ieri, Cino Zucchi (l'architetto che aveva vinto il concorso di idee per la progettazione del nuovo lungolago) ha deciso di renderne pubblica una parte dicendo la sua verità. E del perché lui, il progetto con cui ha vinto il concorso (poi bocciato dalla Soprintendenza) non ha nessuna intenzione di realizzarlo in formato ridotto.
«Peccato originale del tema - scrive Zucchi - era quello dell'impossibilità di ridiscutere le soluzioni tecniche di difesa in corso di realizzazione, delle quali cui vi è bisogno ma che si vorrebbero rendere "invisibili". La proposta progettuale da noi presentata rifiutava tuttavia apertamente questo ruolo cosmetico dell'architettura, per cercare una possibile sintesi tra opere infrastrutturali, spazio urbano e paesaggio».
Dopo la vittoria del concorso di idee (finanziato dalla Regione con 500mila euro) Zucchi aveva iniziato alcuni incontri con l'amministrazione. Ma lì le cose iniziano a non funzionare. «In questi incontri ci siamo tuttavia resi conto di una verità innegabile: dato lo stato di avanzamento dei lavori - dice l'architetto - e i vincoli creati dagli stessi, gli elementi principali che articolano il nesso tra il lago e la città avrebbero dovuto essere realizzati sulla base del progetto originario; ogni loro modifica avrebbe infatti portato a rifacimenti e allungamenti dei tempi e dei costi inaccettabili nella situazione di tensione generale che si è formata su tutta la vicenda». Poco dopo la bocciatura del porto d'acqua davanti a piazza Cavour da parte della Soprintendenza e la certezza che «una soluzione ibrida lascerebbe tutti insoddisfatti». Zucchi a quel punto decide di «negare la nostra disponibilità alla prosecuzione di un incarico progettuale stante l'insieme delle condizioni riscontrate a garanzia di un risultato che dispiacerebbe a tutti».
Il vincitore del concorso di idee dice quindi che il suo progetto non sarà realizzato, ma aggiunge: «Le suggestioni progettuali contenute in essa sono a disposizione di chi voglia prenderne spunto; a una sola condizione però: che non si usi in alcun modo il nome degli architetti per legittimare la forma finale di processi su cui essi non hanno responsabilità o controllo».

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a.savini

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