Sabato 11 Maggio 2013

Barista travolto e ucciso
«Ho visto fuggire il pirata»

CUCCIAGO Lo chiamavano «Il gigante buono». Perché sotto quel suo fare in apparenza burbero si nascondeva un cuore gentile.
Ieri notte quel cuore ha smesso di battere per sempre. Fermato da un incidente stradale tanto spaventoso quanto assurdo.
Maurizio Punzi, 51 anni residente in via Selvaregina a Cantù, è spirato all'1.30 dopo il tremendo impatto fra la sua Ducati Monster e un Renault Kangoo bianco. È morto sul colpo: le lesioni non gli hanno lasciato scampo. Lo scontro quasi frontale fra i due veicoli è avvenuto a Cucciago, lungo la provinciale 27, all'altezza di via Borghi.
Illeso, invece, l'uomo che guidava il furgone. Uno sconosciuto che, subito dopo il botto, prima ha provato a ripartire. Poi quando si è reso conto che il Kangoo era troppo danneggiato, ha lasciato il veicolo in mezzo alla strada e se ne è andato a piedi.
Perché quello non è un furgone qualunque: era stato infatti rubato, e la denuncia del furto era stata presentata dal proprietario (un concessionario d'auto di Brenna) il 28 marzo ai carabinieri di Lurago D'Erba. Di certo si sa che il veicolo è sbucato da via Borghi a velocità elevata e invadendo l'altra corsia come se, effettivamente, chi stava guidando volesse fuggire. La malasorte ha voluto che, proprio in quell'istante, arrivasse Punzi a bordo della sua motocicletta. Pochi minuti prima aveva chiuso il bar di cui è titolare, lo "Cher Ami" di via Marelli, sempre a Cucciago.

Nessuno pare aver visto lo scontro. Ma qualcuno è stato testimone oculare dei momenti immediatamente successivi. «Ero in casa, ho sentito come una strisciata - racconta una donna che chiede di restare anonima (teme che il balordo si possa vendicare) - ho aperto la finestra e ho visto il furgone bianco fermo quasi davanti all'edicola, con il muso puntato verso Cucciago. Era contromano. Dentro c'era un uomo che ha cercato di riavviare il motore. Ma la macchina non si muoveva . Allora l'uomo è sceso. Sarà stato alto un metro e settatacinque, corporatura media. Aveva addosso un pile beige e un paio di jeans. Gli si è affiancata un'utilitaria bianca. E la persona nella macchina gli diceva di chiamare il 118. Allora l'uomo ha preso il cellulare e ha iniziato a telefonare. Non sentivo quello che diceva, ma non mi sembrava italiano. Poi piano piano, camminando, se ne è andato verso i capannoni. Non sembrava che stesse scappando. Altrimenti avrei chiamato subito il 113».

Due pagine speciali su La Provincia in edicola sabato 11 maggio

e.marletta

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