La madeleine rafferma dei partiti e della Rai

La madeleine rafferma
dei partiti e della Rai

Nella pagina più celebre de “Alla ricerca del tempo perduto”, tanto celebre da essere l’unica citata nei salotti che piacciono alla gente che piace, anche se tutti la citano ma nessuno la legge (e non sanno cosa si perdono, poveri loro…), il protagonista, assaggiando una madeleine, sente sprigionare dentro di sé la memoria dell’infanzia e del fatato mondo di Combray.

La folgorante esplosione della memoria è per Proust un processo tutto fisico, in questo caso gustativo: è bastato addentare un dolce alla mandorla per fargli tornare in mente quando da bambino andava a trovare ogni domenica la pettegola e malmostosa zia Léonie, che gli dava sempre un pezzetto di madeleine dopo averlo inzuppato nel suo infuso al tiglio. Ed è proprio questa la profondità straordinaria del più acuto degli indagatori del tempo: è attraverso i sensi che si rivive il passato e si comprende come tutto quello che hai vissuto resta per sempre dentro di te.

Ora, chi scrive questo pezzo non vuole certo paragonarsi al meraviglioso scrittore francese, ma qualche giorno fa ha vissuto la stessa esperienza esistenziale, non tramite il gusto ma l’udito, quando in chissà quale autorevole trasmissione televisiva ha sentito un altrettanto autorevole ex premier pronunciare l’immortale aforisma: “Fuori i partiti dalla Rai!”. Un attimo di spaesamento e poi, dentro di sé, l’esplosione di un mondo. Che esperienza indimenticabile.

All’improvviso, si è rivisto bambino, piccino picciò, alla metà degli anni Settanta, mentre guardava sullo schermo in bianco e nero e soprattutto sui giornali - incredibile, una volta i bambini leggevano i giornali… - strani figuri arruffati, cisposi e forforosi con addosso un eskimo pataccato che ululavano “Fuori i partiti dalla Rai!”. Anche se poi, tanti anni dopo, molti di quelli li ha rivisti dentro i partiti e, soprattutto, dentro la Rai. Ma la cosa curiosa era che anche dei politici distinti ed eleganti, almeno all’apparenza, dicevano, mentre erano in Rai, “Fuori i partiti dalla Rai!”. Misteri.

Poi, si è rivisto giovane degli anni Ottanta e anche lì, sull’onda della formidabile spinta modernizzatrice dell’Italia post terrorismo e post ideologie e, soprattutto, inebriata dal suo secondo boom economico, sentiva gli uomini del pentapartito, ma anche quelli del Pci, che però, al di là del nome inquietante, era di fatto un partito di centrosinistra come quello di adesso (solo che quelli studiavano…), che promettevano e minacciavano e garrivano “Fuori i partiti dalla Rai!”. E la cosa curiosa è che lo catechizzavano pure quelli di estrema destra, insomma, lo dicevano un po’ tutti e lui, da ingenuo ragazzotto di provincia, faceva fatica a capire come si conciliasse il “Fuori i partiti dalla Rai!” con il fatto che il Tg1 andasse sempre alla Dc, il Tg2 al Psi e il Tg3 al Pci. Come mai?

Ma non è finita. Perché da trentenne agli inizi della carriera, ha sentito con le sue orecchie i nuovissimi partiti della seconda Repubblica e quelli della prima, che però facevano finta di essere della seconda, sermoneggiare e vaticinare e catoneggiare su “Fuori i partiti dalla Rai!” grazie all’onda moralizzatrice e palingenetica di Manipulite, che avrebbe finalmente realizzato il paradiso in terra. Che poi quello che aveva in mano la Rai avesse in mano anche le televisioni private resta comunque un bel mistero.

E negli anni Zero si è andati avanti a strombazzare e starnazzare e trombonare sulla taumaturgica parola d’ordine “Fuori i partiti dalla Rai!”, giusta prolusione all’avvento della terza Repubblica, che solo a nominarla fa venire da ridere, anche se, a pensarci bene, già la seconda faceva ridere, mentre la prima ogni tanto faceva piangere. E infine, nel decennio appena concluso sono saltati fuori dei curiosi tipi che, con in mano una pignatta di spaghetti con i cucunci, dicevano che uno valeva uno, che avrebbero aperto il Parlamento come una scatoletta di tonno e altre facezie da cabaret, ma anche degli altri tipi ancora più curiosi che ci mitragliavano con “Basta negri!”, “Basta froci!”, “Basta Europa!” e, soprattutto “Basta, basta, che adesso basta!” e la cosa davvero stravagante è che avevano preso sfracelli di voti proprio per quello e, naturalmente, non avevano mancato di ricordare al mondo intero che da ora in avanti “Fuori i partiti dalla Rai!”. Tutto vero.

E quindi, visto che siamo già all’inizio degli anni Venti - la vita è un lampo - un poveraccio incomincia a realizzare, un po’ come Fantozzi dopo aver letto i testi sacri consigliatigli da compagno Folagra, che questi qui, che hanno passato i decenni a urlare ai quattro venti “Fuori i partiti dalla Rai!”, lo hanno “sempre preso per il culo!” (citazione). E che la Rai è solo il bivacco dei loro manipoli, bianchi, rossi, neri o gialli che siano e che a loro a quella parvenza di servizio pubblico, a quella azienda ridicola e macchiettistica interessa solo mettere le mani addosso, piazzando lì i loro servi, i loro galoppini, le loro teste di legno.

Facendo però male i conti. Perché se la storia insegna qualcosa, dobbiamo sapere che gli elettori se ne sono sempre fregati dell’informazione di regime, quale che fosse, e tanto meno dei tg alla vaselina propinati da tanti campioni del giornalismo, del rigore critico e della schiena diritta. Il Pci è andato avanti a crescere senza aver alcun spazio in tv, la Lega è esplosa nonostante la censura programmatica che ha subìto per anni, e così Berlusconi e così i 5Stelle e tutti gli altri. Anzi, il loro declino è iniziato quando sono sono stati inglobati dal sistema, quando sono diventati sistema, illudendosi che bastasse governare l’informazione di palazzo per inchiavardarsi per sempre alle loro poltrone.

I telespettatori sono meno cretini di quello che pensiamo noi intelligentoni della politica e del giornalismo e sanno ragionare benissimo senza Rai e compagnia cantante. Ma se vogliamo parlare di cretini e di cretinismo l’autore adatto non è più Proust, ma Flaubert. Però questa è un’altra storia…

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@DiegoMinonzio


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