Il Molteni day e la promessa
«Io qui per ascoltare tutti»

Presentazione del candidato di FdI, Lega, FI, Verde è popolare I vertici dei partiti: «Coalizione unita». Tra i temi lungolago, Ticosa e sport

Il Molteni day e la promessa «Io qui per ascoltare tutti»
Giordano Molteni (in piedi). Da sin. Alessio Butti, Stefano Molinari, Laura Santin
(Foto di butti)

«Io sono qui per ascoltare e poi per trovare le soluzioni ai problemi della città che vorrei, se i cittadini mi daranno fiducia, amministrare con forza, testa e tanto cuore». Così si è presentato ieri ufficialmente, in piazza Perretta, il candidato sindaco del centrodestra Giordano Molteni , già primario di Otorinolaringoiatria al Sant’Anna e per tre mandati sindaco di Lipomo, sostenuto da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia (che avrà nelle sue liste anche esponenti di “Noi con l’Italia” di Lupi) e Verde è popolare di Rotondi. Lo slogan sul manifesto: «Como in buone mani». «Da medico - ha aggiunto - posso dire che non ci si inventa e che, ognuno di noi, cresce passo dopo passo. Questo è stato per me nella mia attività professionale, ma anche in quella politica. Ho iniziato da studente universitario, poi ho fatto il consigliere, l’assessore e il sindaco. Lo stesso ho fatto da medico: borsista, assistente, aiuto, primario.Per ogni cosa va fatto un cammino».

«Fare squadra e trovare soluzioni»

Ha precisato di aver già incontrato le forze della coalizione e citato alcuni temi del programma: «I comaschi hanno aspettative su lungolago, San Martino, Ticosa e impianti sportivi: bisogna lavorare da subito. Io voglio ascoltare, fare squadra, e poi trovare soluzioni con i partiti che hanno esperienza».

Ha ringraziato innanzitutto il deputato di Fratelli d’Italia Alessio Butti , che gli ha proposto di candidarsi. E proprio Butti ieri ha voluto sottolineare: «La nostra sarà una campagna di coalizione che andrà a contestare le idee degli altri candidati, ma non i candidati. Sarà rigorosa nel programma, ma non urlata. No agli slogan, ma grande attenzione ai contenuti. Il centrodestra è compatto e c’è grande entusiasmo». Anche Alessandra Locatelli , assessore regionale leghista, ha sottolineato «la forza del centrodestra unito che a Como ha ancora tanto da lavorare. Bisogna andare avanti nei progetti e Molteni è la persona giusta. La Lega c’è e non si tira indietro: non possiamo lasciare la città in balìa di una sinistra che ha già fatto danni o di persone che non sanno amministrare».

Stefano Molinari , segretario provinciale di Fratelli d’Italia ha detto che Molteni ha «grandi capacità amministrative, di relazione ed è una persona di grande empatia». Laura Santin per la Lega ha sottolineato «il grande coinvolgimento che Molteni ha suscitato tra i militanti e quindi noi non ci risparmieremo». Il coordinatore provinciale di Forza Italia Mauro Caprani , ha infine ricordato la sua lunga conoscenza con Molteni e l’ha definito «una brava persona, specchiata, di grande pacatezza e aggregatore».

Nessuno nomina Landriscina

In sala il presidente del consiglio regionale Alessandro Fermi , i parlamentari Claudio Borghi e Marco Osnato , assessori e consiglieri, ma anche due nomi che erano stati indicati dai rumors come possibili candidati del centrodestra, il farmacista Roberto Tassone (potrebbe correre come consigliere) e l’ex comandante dei vigili V incenzo Graziani . Durante la presentazione nessuno ha nominato l’attuale sindaco Mario Landriscina . A precisa domanda Locatelli ha risposto dicendo di non «negare nulla di quanto fatto con Landriscina ed Elena Negretti (ieri, contattata, ha ribadito che «la lista civica Insieme non è stata contattata», ndr), la Lega l’ha sempre sostenuto, ma il centrodestra unito ha dovuto fare altre scelte e quella di Molteni è un valore aggiunto». Molinari ha evidenziato il «sostegno leale al sindaco» mentre Caprani, che aveva duramente contestato Landriscina, è tornato a sottolineare come Forza Italia abbia cercato «di raddrizzare un percorso in cui non c’è stata capacità di ascolto» e ha detto che «se le promesse elettorali non si potevano mantenere andava detto. Con dei toni barbari? Forse, ma bisognava dirlo».

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