«Al San Martino uno scrigno di biodiversità: ecco il nostro progetto di foresta urbana»

Il progetto La comunità Arca presenta un intervento di riqualificazione del polmone verde a ridosso della città: «Un intervento di inclusione sociale. Vogliamo aprirlo ai comaschi con scopi educativi e didattici»

Il pioppo centenario svetta per decine di metri con il suo tronco maestoso e i lunghi tentacoli ricoperti di foglie, alcuni spezzati chi dal vento, chi da un fulmine. Tutto attorno, quasi in simbiosi, alcuni frassini sono cresciuti come a voler sostenere questa vecchia e gloriosa pianta. Proprio accanto passa una sorta di mulattiera, che gli ospiti della comunità Arca hanno ritrovato, ripulendola da rovi e cespugli. Sembra di essere in una foresta dispersa chissà dove, e invece a poche centinaia di metri di distanza sfrecciano le auto che scendono da Lipomo verso la convalle. È qui, attorno a questo pioppo che ha il sapore di saggezza, che nascerà la foresta urbana del San Martino. O, meglio, che dovrebbe nascere nell’idea della cooperativa sociale Arca. Un progetto che, venerdì, il direttore della comunità, Maurizio Galli, con l’architetto Mario Cappelletti e Luca Rumi, hanno presentato al sindaco Rapinese.

«L’idea - spiega Galli - è di poter preservare e riqualificare quello che è un vero e proprio patrimonio floro faunistico e restituire alla città questo tesoro di biodiversità». Il progetto è nato quando la cooperativa Arca ha siglato il rinnovo della concessione dell’area occupata dalla comunità con l’Ats Insubria, proprietaria dell’area verde del San Martino. «Abbiamo proposto - prosegue Galli - di restituire parte del canone in conto lavori così da preservare e curare l’intera area. In quest’ambito abbiamo iniziato a occuparci del bosco che copre oltre 6 ettari». Parliamo di una foresta urbana spontanea, che si è allargata e infoltita soprattutto negli ultimi quarant’anni quando l’ex manicomio ha iniziato a essere dismesso e l’area oggi ricoperta da migliaia di piante e arbusti era adibita a campi coltivati. «Esiste una foto aerea scattata quasi settant’anni fa - racconta l’architetto Cappelletti, che sta seguendo il progetto - dalla quale da un lato si nota come l’attuale foresta di fatto è quasi inesistente, dall’altro è visibile un reticolo di vie e sentieri che attraversano, partendo da dove si trova oggi la comunità Arca, il futuro bosco urbano».

L’esigenza di intervenire per recuperare e preservare un vero e proprio polmone verde della città («a breve calcoleremo la quantità di C02 che quest’area riesce ad assorbire» spiega ancora Galli), serve anche per evitare abusi. Come quello scoperto lo scorso anno, quando in prossimità di via Vodice è stato scoperto uno sfasciacarrozze abusivo, che aveva trovato casa all’interno dell’area del San Martino (con tanto di gettata di cemento). Sul primo fronte «l’intenzione è consentire ai comaschi di visitare un bosco spontaneo urbano, dove ci possono trovare anche specie animali come tassi e volpi, e passeggiare alla scoperta delle piante e delle ricchezze verdi che si trovano all’interno». Non a caso Arca ha dato incarico a un esperto di realizzare un censimento botanico. Sul secondo «l’intento è offrire eventi educativi e formativi e creare nuove opportunità occupazionali e di inclusione sociale soprattutto di soggetti svantaggiati».

La cooperativa Arca, che in questi mesi ha recuperato la strada principale che attraversa il bosco fino a via Vodice (dove non mancano inquietanti immagini su improvvisate, e verosimilmente abusive, realizzazioni edilizie), ha predisposto un progetto da qui ai prossimi due anni che prevede innanzitutto, come detto, il censimento degli alberi presenti con l’indicazione di quelle piante che necessitano un intervento, quindi la riscoperta dei vari sentieri pre-esistenti e, infine, la manutenzione delle zone maggiormente a rischio. E in futuro? «In futuro vogliamo consentire ai comaschi di arrivare a piedi fino alla nuova casa del Parco, che realizzeremo vicini agli uffici della cooperativa, e da lì passeggiare nel nuovo bosco urbano. Un sogno? No, lo realizzeremo veramente».

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