«Ats, più verifiche sui non vaccinati
Sospesi sanitari in maternità o malattia»

La Uil del Lario: «Nessuna istruttoria per accertare i motivi dell’assenza» - L’azienda: «Seimila controlli e 532 sanzioni che revocheremo se presentano i documenti»

Como

Una donna comasca, operatrice sanitaria, è a casa in maternità, ma pur essendo in dolce attesa è stata sospesa dall’Ats Insubria perché non vaccinata.

La denuncia arriva dai sindacati.

«Ci chiediamo come mai l’Ats Insubria non abbia fatto delle istruttorie per vedere chi effettivamente si è sottratto al vaccino, anziché sospendere chiunque – spiega Massimo Coppia, segretario per il settore della Uil del Lario -. Riportiamo un caso limite, una lavoratrice comasca assente in maternità obbligatoria in attesa di partorire. Pur essendo assente dal posto di lavoro, non certo per intenderci a contatto con il pubblico, è stata sospesa dall’Ats Insubria perché non vaccinata. Manca un minimo di analisi. E non stiamo parlando di migliaia di casi di sanitari che sono stati sospesi sul territorio, ma al massimo qualche decina stando alle notifiche arrivate agli ordini professionali. È doveroso capire bene le motivazioni dei non adempienti all’obbligo. L’Ats riferisca analiticamente tutte le azioni messe in atto relative al decreto che impone l’obbligo vaccinale».

Il decreto prima della sospensione dal lavoro prevede la possibilità di demansionare il personale non vaccinato non a contatto con il pubblico, spostarlo altrove cambiando ruolo. «La donna in questione, in forze ad un ospedale comasco, non è una no vax – dice Coppia – ma anche se lo fosse è a casa in dolce attesa, non cura pazienti e non frequenta colleghi. La sospensione senza retribuzione peraltro lede il diritto alla maternità. Non facciamo pasticci. Abbiamo registrato anche casi di lavoratori sanitari sospesi che sono in aspettativa o che stanno affrontando periodi di lunga malattia e quindi non frequentano gli ospedali».

Cgil, Cisl e Uil, in una nota rivolta alla direzione generale del Welfare regionale, hanno anche chiesto un incontro urgente in merito alle visite ai parenti malati in corsia e all’obbligo del Green pass chiesto agli operatori per accedere alle mense all’interno delle strutture ospedaliere. Si rilevano difformità e problemi. Sul caso singolo l’Ats Insubria non entra nello specifico, ma spiega che «complessivamente sono stati 6mila i soggetti coinvolti nei controlli circa l’obbligo e per 535 si è provveduto ad emettere un provvedimento di sospensione. Una revisione della posizione potrà essere assunta solo all’atto della presentazione dell’opportuna documentazione che attesti l’assolvimento dell’obbligo di legge o una situazione per la quale è previsto il differimento o l’omissione vaccinale».

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