Como: a Borghi   un autosilo dimenticato
Il condominio di via dei Mille al centro della vicenda: all’interno dei due piani interrati ci sono 32 posti auto (Foto by butti)

Como: a Borghi

un autosilo dimenticato

Costruito nel 1998, è in grado di accogliere 32 auto. La proprietà? Del Comune, che non l’ha mai utilizzato. Per l’acquisizione definitiva serve l’atto di un notaio. E in ventidue anni nessuno ha mai pensato di richiederlo

Da 22 anni, sotto una palazzina residenziale costruita nel 1998 tra le vie Dei Mille e Alciato, “marcisce” un autosilo di due piani per 32 posti auto, a suo tempo edificato a titolo di “onere di urbanizzazione” e da allora completamente dimenticato.

La vicenda è al centro di una sfilza di segnalazioni avanzate negli anni dai residenti di un quartiere nel quale posteggiare è diventato sempre più difficile (le case spesso sono molto vecchie, e sprovviste di garage), i quali sarebbero ben contenti di poter pagare un canone di locazione per poter finalmente risolvere il problema. Sapere che i posti ci sono ma non sono utilizzabili perché il Comune non ha mai proceduto alla loro acquisizione formale (serve l’atto di un notaio che nessuno ha mai provveduto a sollecitare, se non, parrebbe, negli ultimi mesi) non fa che esacerbare ulteriormente gli animi.

«Peraltro - dice il signor Francesco Lopez, indomito segretario dell’associazione anziani, nonché ex membro del consiglio di circoscrizione e dell’assemblea di zona - il mancato utilizzo dei posteggi ha arrecato alle casse del Comune un danno importante, in termini di mancati introiti», per centinaia di migliaia di euro, soldi che in questi anni avrebbero consentito di apportare parecchie migliorie all’intero quartiere, a partire - «ma è solo un esempio», chiarisce Lopez - dal restauro dello storico lavatoio di via Alciato, al centro di un progetto degli studenti della Magistri Cumacini.

Il piccolo autosilo - lo ricordiamo - fu realizzato nel 1998 dalla impresa edile Castiglioni per conto della società Lema-Lezzeni, che fu sollecita a costruire il posteggio come area cosiddetta “a standard” - cioè destinata alla fruizione dell’intera collettività -, e con il posteggio anche un piccolo giardino e due appartamenti poi ceduti all’amministrazione.

Sul destino degli appartamenti nulla è dato sapere, quanto ai posti auto c’è poco da aggiungere. Nessuno ha mai potuto servirsene.

«Ho chiesto a tutte le amministrazioni - dice il signor Lopez -, da Botta in poi, senza mai ottenere risposta».

Di situazioni analoghe se ne contano diverse in città, in particolare in alcuni quartieri periferici. Sono soprattutto parcheggi, la “moneta” di scambio più utilizzata quando si tratta di convertire gli oneri di urbanizzazione.

A metterli tutti insieme (può essere anche che si tratti di piccoli spazi da due, tre posti) escono numeri importanti, decine di posti auto dimenticati, ciascuno riconducibile a pratiche antichissime sciaguratamente finite sotto la classica pila, e lì rimaste a invecchiare nel disinteresse generale, se si esclude quello di qualche residente che, magari, riuscì a impossessarsi di un posto auto facendone un uso non propriamente pubblico.

L’assessore all’Urbanistica Marco Butti (nell’articolo accanto) garantisce di averci messo mano. Chissà che davvero sia la volta buona.
S. Fer.


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