Como, mancano gli infermieri. Sempre più anziani da assistere a domicilio

Sul nostro territorio ne servirebbero almeno 300 in più

Mancano trecento infermieri, soprattutto per curare i comaschi più anziani.

Secondo l’ordine professionale di Como, sulla base dei calcoli della ragioneria di Stato e delle federazioni territoriali, nella nostra provincia c’è carenza di personale infermieristico, in particolar modo per coprire i servizi a domicilio.

Queste stime nei prossimi anni sono destinate ad aumentare, per due semplici ragioni. La prima: entro cinque anni una percentuale importante di infermieri maturerà i requisiti per andare in pensione. La seconda: entro i prossimi trent’anni la popolazione residente nel Comasco considerata anziana, dati Istat alla mano aumenterà da circa il 22,5% a quasi il 33%. A Como ad oggi sono al lavoro 3681 infermieri. «La carenza esiste su tutto il territorio nazionale – spiega Dario Cremonesi, presidente dell’ordine degli infermieri di Como –. Fatti i dovuti conti in proporzione al numero degli abitanti e al numero degli assistiti già oggi nella nostra provincia mancano 530 infermieri. È un calcolo a nostro parere eccessivo, 300 nuovi infermieri è una stima più veritiera, basterebbe a garantire l’ossigeno necessario. Certo se con l’attuazione della riforma sanitaria dovessero estendersi i servizi infermieristici domiciliari, in particolare in aiuto degli anziani, allora il fabbisogno crescerà di molto».

Secondo un recente studio del British medical journal il rapporto tra paziente e infermiere nelle strutture sanitarie dovrebbe essere di sei ad uno, questi numeri in Italia non sono quasi mai garantiti. Ci sono pochi infermieri perché manca la vocazione? «Non direi, le ragioni piuttosto sono molteplici – dice ancora Cremonesi –. I maxi concorsi per esempio non aiutano, ci sono sempre pochi posti per troppi partecipanti, anche se bisogna riconoscere che di recente le assunzioni sono state sbloccate. Il nostro territorio in più soffre la vicinanza con la Svizzera, la frontiera è economicamente attrattiva. Ad ondate, ogni volta che apre una residenza per anziani o un nuovo servizio, decine di colleghi si spostano in Ticino».

Percentualmente il flusso in uscita non è così importante, si parla comunque di un centinaio di professionisti al lavoro oltre la dogana. Del resto qui lo stipendio medio di un infermiere, senza premi e turni particolari, arriva a 1500, 1600 euro, in Svizzera pagano anche il doppio, più di 3mila euro.

«Quel che preoccupa – dice il presidente dell’ordine degli infermieri di Como – è l’età. L’età media dei colleghi sempre più anziani e stanchi e l’età media dei comaschi, la popolazione residente sta invecchiando e di conseguenza sta aumentando la richiesta di assistenza, occorre organizzare servizi e sostegni». Un tema d’attualità non a caso è il tentativo di immaginare per il futuro delle reti di sostegno condivise per le persone sole ed anziane, anche grazie all’aiuto della tecnologia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA