Como: vaccini ai medici,  l’adesione non decolla  Ospedali fermi al 72%
L’arrivo di una fornitura di vaccini all’ospedale Sant’Anna

Como: vaccini ai medici,

l’adesione non decolla

Ospedali fermi al 72%

Il via con la somministrazione ai primi 85 camici bianchi della provincia. L’appello: «È il passo necessario per uscire dal tunnel»

Fare il vaccino è un dovere, così hanno risposto i primi 85 medici comaschi che ieri hanno effettuato la vaccinazione.

È partita la campagna vaccinale tra medici di famiglia e pediatri, l’obiettivo è coprire tutti i circa 400 camici bianchi dell’ambito di Como entro pochi giorni. L’adesione iniziale però è bassa, al 65%.

«Nella vita, in particolare da medico, serve il coraggio di fare delle scelte – dice la pediatra Roberta Marzorati –. E questa mi sembra una scelta da fare subito. È importante per noi e per le persone con cui siamo a contatto, che amiamo e curiamo ed anche per rispetto di chi è in coda e di chi sta male. C’è chi preferisce attendere questo o quel vaccino, ma insomma io l’ho fatto il più presto possibile per essere il prima possibile utile alla popolazione. Assicuro che non fa male, al massimo un po’ di bruciore al braccio».

Le voci di chi ha aderito

I camici bianchi che si sono sottoposti al vaccino al pian terreno del Sant’Anna hanno ricevuto un altro appuntamento tra 21 giorni per la seconda dose ed hanno riferito che gli ambulatori funzionano, la campagna procede speditamente. Seguiranno anche odontoiatri e liberi professionisti.

«Siamo dei privilegiati – dice Francesca Benzi, pediatra comasca –. Temevo ci vaccinassero a marzo invece la campagna procede rapida. Sono contenta, bisogna farlo subito, aspettare non si può. È un dovere: per noi e soprattutto per la collettività. Non possiamo tentennare». Fa male quanto una puntura, assicurano i medici, nessuno degli intervistati ha segnalato effetti collaterali particolari.

«Non vedevo l’ora – spiega la collega Cinzia Sforzini –, è il passo necessario per uscire da questo tunnel. Noi medici dobbiamo per primi dare il buon esempio. Io mi sono molto informata circa la sicurezza e l’efficacia del vaccino e sono sicura sia un presidio valido. È ora: più passa il tempo più il virus si diffonde, ci fa male e ci isola». Medici e pediatri sono stati invitati a fine anno, la speranza è che in questi gironi altri scelgano di vaccinarsi. «Sono convinta – aggiunge Daniela Moscatelli – a tutela dei pazienti e per rispetto della collettività. Penso ai bambini fragili, penso ai soggetti agli immunodepressi, a chi forse dovrà attendere che la vaccinazione raggiunga il 70%, l’80% della popolazione per essersi dire indirettamente protetto. E infine penso agli studenti con le scuole chiuse, studiare è un loro diritto. Dobbiamo impegnarci per accelerare la campagna». L’adesione tra i medici di base comaschi però è al momento abbastanza bassa, tra gli ospedalieri è intorno al 72%. «Chi non si vaccina sbaglia – ribatte secca Annamaria Speranza dall’ambulatorio di Camerlata –. Io ho scelto di farlo subito da medico e da cittadina».

«Solo se tutti facciamo il vaccino – dice Vincenza Scaturro dall’ambulatorio di via Morazzone – impediamo al virus di circolare».

Voltare pagina

Ci vorranno comunque diversi mesi prima di riuscire a vaccinare migliaia e migliaia di persone, con nuovi vaccini ancora da approvare, produrre e consegnare. Ogni giorno che passa però sono nuovi contagi e nuovi potenziali malati.

«Io non sono ancora stato chiamato perché mi sono ammalato gravemente di Covid tanto da finire con il casco addirittura in ospedale – spiega il medico Daniele Luraschi – ma appena avrò l’appuntamento correrò a farlo. Sono ancora spaventato dalla malattia. E a chi aspetta l’approvazione di un vaccino diverso dico che tutti i vaccini in uso devono essere approvati e controllati e tutti comunque sono sostanzialmente simili».

«Sono fiducioso che il tasso d’adesione salirà – commenta il dottor Lorenzo Giorato – io il vaccino l’ho fatto e al Sant’Anna ho incontrato tanti stimabili colleghi. Il 2020 è stato un anno bruttissimo e complicatissimo. Abbiamo pianto troppe vittime e abbiamo pianto troppi colleghi medici. Ora cerchiamo di voltare pagina una volta per tutte».
S. Bac.


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