Il costo dei tamponi  pagato dalle aziende  «C’è la disponibilità»
Il segretario Colombo, ieri mattina, davanti alla Cgil: un incontro per rispondere ai fatti di Roma

Il costo dei tamponi

pagato dalle aziende

«C’è la disponibilità»

Dal 15 sarà necessario il Green pass e ci sono già difficoltà nel prenotare i test nelle strutture. Non tutti trovano posto: rischiano di non poter lavorare

Ci sono già le prime aziende, nel Comasco, che stanno ipotizzando di farsi carico del costo dei tamponi per i dipendenti non vaccinati. Lo rendono noto i sindacati locali di Cgil e Uil.

Umberto Colombo, segretario provinciale Cgil Como e Salvatore Monteduro, segretario generale Uil Lario, hanno rilevato come «alcune aziende si stanno rendendo disponibili a pagare i tamponi per i dipendenti non vaccinati», onde evitare «di trovarsi senza personale, magari specializzato e quindi necessario». Alla Cisl non sono invece arrivate queste indiscrezioni, ma la segnalazione di «una difficoltà - ha evidenziato Daniele Magon, segretario generale della Cisl dei Laghi - per alcuni dipendenti nel prenotare i test».

Tamponi e prenotazioni

Il non riuscire a prenotare il tampone è un problema non di poco conto, considerato che da venerdì il Green pass sarà obbligatorio per accedere nei luoghi di lavoro: «Alcune aziende, e anche noi come sindacato - ha assicurato Magon - siamo impegnati nel cercare strutture, anche mobili, per permettere ai dipendenti che non possono, o non vogliono, vaccinarsi, di potersi sottoporre al tampone». Il sistema, ha tuonato Magon, «ha già dimostrato le sue lacune», e per metterci una pezza anche il sindacato è alla ricerca di «stazioni mobili, o strutture convenzionate, dove i lavoratori possano fare il test, così che sia garantito il diritto di lavorare». L’ipotesi è individuare strutture con cui si possano sottoscrivere accordi, per l’effettuazione dei test ai lavoratori non vaccinati.

I costi e i controlli

Dai rappresentanti dei lavoratori, più volte - anche a livello nazionale - è stato chiesto che il costo dei tamponi fosse a carico dello Stato. Ma non c’è alcuna contrarietà verso la scelta delle aziende di pagare i test. «Abbiamo chiesto al governo - ha ricordato Colombo - di garantire i tamponi gratuiti, in quanto non c’è alcun obbligo vaccinale, e non è pensabile che le persone debbano spendere per poter lavorare».

In vista dell’ormai imminente concretizzazione dell’obbligo di avere il certificato, «ci sono alcune aziende che stanno ipotizzando di pagare il costo dei tamponi per i propri lavoratori». Una scelta motivata anche dal fatto che «l’eventuale assenza di personale specializzato sarebbe un problema non indifferente».

«Noi stessi abbiamo deciso di farci carico di pagare i test per il personale interno», ha affermato Monteduro, confermando: «Abbiamo avuto notizia di qualche azienda, anche di medie dimensioni, che si sta premunendo di pagare i tamponi ai lavoratori».

Non essendo ancora in vigore l’obbligo, i sindacati non hanno certezze su quante, e quali, siano le attività produttive che realmente metteranno in atto questa ipotesi. La Cgil sta comunque facendo una ricognizione nei singoli settori per verificare il numero dei lavoratori privi di Green pass: «Non si tratta per forza di no vax, ci sono persone che hanno bisogno di ulteriori informazioni per decidere», ha rimarcato Colombo, annunciando quindi una ulteriore campagna di sensibilizzazione.

Più in generale, nel mondo del lavoro si attende anche di capire come saranno attuati i controlli. Questioni tecniche su cui si chiedono risposte.


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