Il legame tra Sla e acqua per irrigare gli stadi riguarda anche Como. La parola all’esperto: «Il mondo del calcio non ci aiuta»

Intervista Giuseppe Stipa, neurofisiologo clinico dell’ospedale di Terni è uno degli autori dello studio sulle possibili correlazioni tra irrigazione e Sla

Studia da sempre la terribile sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e ha firmato con tre colleghi uno studio che ipotizza una correlazione tra l’uso di acqua non trattata e l’insorgere della “misteriosa” malattia. Giuseppe Stipa, neurofisiologo dell’ospedale di Terni, chiarisce i contorni di questa importante ricerca, smonta alcuni miti come quello sul doping e lancia un appello al mondo del calcio: «Ci aiuti, finora non l’ha fatto».

Anni fa si era parlato come possibile causa dei pesticidi usati per trattare i campi di gioco, ora l’acqua per irrigarli. La caccia al fattore ambientale che favorisce la Sla non è finita.

Ero ancora uno specializzando quando iniziai a occuparmi di questa patologia. Un corposo lavoro, nel 2006, prese in esame i casi di Sla registrati tra gli sportivi di diverse discipline e si scoprirono pazienti tra gli ex professionisti di calcio in Italia, Spagna e Scozia, ma anche nel football americano e nel baseball. Si iniziò a quel punto a ragionare su che cosa avessero in comune questi sport e la risposta fu: il terreno di gioco. Venne quindi formulata l’ipotesi che chiamava in causa l’erba e le sostanze usate per trattarla, come diserbanti e pesticidi.

Si parla anche di alcuni farmaci e di un ruolo del doping: ha senso?

I possibile legami con alcuni farmaci e con il doping sono stati un po’ forzati. Per quanto possano apparire affascinanti, si scontrano con alcuni dati di fatto, come l’assenza di casi tra i ciclisti professionisti.

I traumi frequenti potrebbero incidere?

Saremmo pieni di casi tra i pugili e invece non è così.

Ma la Sla non colpisce solo calciatori.

Un elemento evidente da tempo è il numero di casi sopra la media nella categoria degli agricoltori. E che cosa hanno in comune con i calciatori? L’erba. Si lavora per cercare una tessera che si inserisca nel puzzle, deve combaciare perfettamente.

Il maggior numero di casi tra i calciatori si è registrato a Como.

Sì. E tempo fa, mentre indagava il dottor Guariniello, si propose un carotaggio allo stadio di Como, poi penso che lo stesso magistrato ritenne più utile soffermarsi sulla questione dell’erba.

Voi invece siete convinti che si debba studiare l’acqua “grezza”. Perché?

Diversi studi hanno fatto emergere come l’uso di pozzi privati abbia in alcuni casi una correlazione con l’alto numero di malati di Sla. Anche parlando con gli stessi pazienti e i loro familiari, viene fuori questo tema dei pozzi . Ecco che allora con i colleghi dell’Iss abbiamo iniziato a ragionare sull’irrigazione dei campi di calcio. Quindi non più sul terreno di gioco, quanto sull’acqua usata per bagnarlo.

Qualcuno vi accusa di allarmismo.

Sarà meglio ribadire che qui parliamo di acqua grezza, non trattata, ovviamente non si usa l’acqua potabile per irrigare i campi di calcio o quelli da coltivare.

Come nasce il vostro studio?

In letteratura si parlava già della vicinanza con i bacini idrici come elemento importante. Poi come ho detto abbiamo ragionato sugli agricoltori, i calciatori, ed è emerso che le squadre con più casi erano quelle con stadi vicino a laghi o fiumi. Non ci interessa l’acqua in quanto tale, ma quello che contiene l’acqua non trattata. Proprio uno degli elementi contenutinell’acqua potrebbe essere la chiave che stiamo cercando, la causa ambientale che in alcuni soggetti scatena la Sla.

Di quali sostanze parliamo?

Tossine, metalli pesanti, batteri, funghi... Se si cerca acqua non da destinare al consumo umano, di solito si resta in superficie, ci si ferma non appena si trova, non si va a scavare molto in profondità. E l’acqua contiene quindi un maggior numero di sostanze, potenzialmente nocive. Bisogna capire da dove arriva quella usata per irrigare: da laghi, fiumi, pozzi? E poi va analizzata.

Gli studi non sono molti, vero?

Genetica e ambiente interagiscono. Per decenni ci si è concentrati solo sulla componente genetica, destinando fondi solo a studi in questo campo, ed è stato un errore.

Si sente dire: «Eh ma le case farmaceutiche...».

Le posso rispondere che farmaci come il Micoren, di cui si parla spesso in queste settimane, non fanno venire la Sla. E il doping non c’entra, le ho citato il ciclisti ma aggiungo che ci sono casi di calciatori con Sla negli anni ’30 quando certo non si usavano sostanze dopanti.

Il mondo del calcio collabora?

Servirebbero finanziamenti per studiare l’ambiente in cui stanno i calciatori. E no, il mondo del calcio non sembra interessato, non hanno mai stanziato un euro.

Quale spiegazione si è dato?

Accade da un lato perché i calciatori sono giovani e atletici, si sentono immortali e non pensano al domani, dall’altro perché parlare di malattie dà fastidio, il calcio è un gioco e non si può rovinare la componente del divertimento.

Nessuno l’ha aiutata?

Ho fatto molte telefonate per capire come vengono irrigati gli stadi delle società con più casi di Sla e non ho mai avuto risposte. Andai a Coverciano da specializzando e il giardiniere non si presentò all’appuntamento... Ma i calciatori per primi dovrebbero pensare che noi lavoriamo per la loro sicurezza, per fare prevenzione. Qui il tema è che qualcuno magari si sta ammalando adesso e non lo sa.

Un calciatore non gioca poi così tante partite nello stesso stadio, se non resta a lungo in una squadra. Possibile che basti un’esposizione di durata limitata?

Non credo conti il numero di partite giocate in un determinato luogo, potrebbe esserci una neurotossina che entra una volta nel corpo e non ne esce più Abbiamo anche notato che non ci sono casi tra i portieri, che stanno molto più fermi degli altri, mentre ce ne sono molti tra chi giocava in ruoli che comportano un grande dispendio fisico, e andando in iperventilazione potrebbero incamerare di più un agente tossico ambientale.

Di che cosa avreste bisogno?

Finanziamenti per gli studi. Mi chiedo: con le cifre che girano oggi Figc, Coni e gli altri enti non hanno 500mila euro da destinare a questo scopo? In vent’anni certe ricerche non sono mai state fatte, questa è la realtà. Si alza l’attenzione quando c’è qualche morte “eccellente”, come è accaduto ora con Vialli e Mihajlovic, poi cala il silenzio. Ma così non si aiuta la lotta alla Sla, una malattia terribile che resta ancora un enigma da decifrare.

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