La maestra candidata
si promuove a scuola
«Ho sbagliato»

Insegnante della Massina appende il cartello elettorale fuori dal suo istituto. Rapinese: «Gravissimo»

La maestra candidata si promuove a scuola «Ho sbagliato»
Il cartello elettorale a scuola

La campagna elettorale per il Comune di Como s’infiamma all’improvviso. E lo fa per quello che Lilia Livoli , candidata consigliera con la lista Minghetti, ha definito «un errore» in buona fede.

A lanciare il sasso è il consigliere comunale - e candidato sindaco - Alessandro Rapinese che con un video, ieri, ha denunciato quella che ha definito «un fatto gravissimo». In buona sostanza Lilia Livoli, che è una maestra della scuola elementare di Monte Olimpino, ha affisso sul cancello della sua scuola, la Massina, il proprio manifesto elettorale (un foglio A4). «Affisso a un cancello di una scuola elementare dove passano bambini: fate campagna elettorale così?» attacca Rapinese rivolgendosi non già alla candidata consigliera, ma alla sua rivale per la poltrona di sindaco Barbara Minghetti .

Com’è noto la legge prevede che l’affissione di manifesti di propaganda elettorale - ancorché in questo caso parliamo di un foglio A4 - debba essere effettuata esclusivamente sugli spazi a ciò destinati in ogni Comune. E comunque tra le indicazioni operative del ministero vi è anche quella che vieta i comizi nelle adiacenze delle scuole durante le ore di attività di didattica. Come dire: nessuna norma tassativa sarebbe stata violata, ma è chiaro che fare campagna elettorale in una scuola - per di più dove si insegna - non rientra certo nelle cose ammesse per chiedere il voto per sé.

E dopotutto la diretta interessata deve averlo capito, visto che nel pomeriggio di ieri ha pubblicato un post sui social per scrivere: «Amici, ho scoperto nel peggiore dei mondi di aver fatto un errore in totale buona fede, nell’esporre il mio volantino in maniera impropria sul cancello della scuola primaria Massina. Un errore di cui mi dispiaccio e che nasce, chi mi conosce lo capirà, da mancanza di esperienza». Caso chiuso? Forse. Ma la campagna elettorale è ancora lunga.

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