«Lascio Como per combattere a Kiev»

Giacomo, 24 anni, comasco, è stato ricevuto al consolato ucraino di Milano per essere arruolato - Se la sua domanda sarà accolta, il Governo di Zelenski gli fornirà fucile, vitto e alloggio: «Lo sento come un dovere»

«Lascio Como per combattere a Kiev»

Como

È tutto scritto sul profilo Facebook del consolato ucraino di Milano, in via Ludovico Breme. Vuoi imbracciare un fucile contro l’invasore? Vuoi entrare anche tu a fare parte della «legione internazionale per la difesa territoriale dell’Ucraina» evocata in questi giorni anche dal presidente Zelenski? Niente di più facile: «Il primo passo dell’iter - si legge sul profilo Facebook - prevede un colloquio del candidato residente nel Nord Italia con il console del Consolato generale d’Ucraina a Milano. Il ricevimento avviene senza appuntamento da lunedì al venerdì dalle 9 alle 13. Vi invitiamo a presentarvi in uno degli orari sopra menzionati portando con voi il documento di identità in corso di validità, il passaporto (elemento necessario), nonché le fotocopie di tali documenti e dei documenti confermanti eventuale esperienza nel servizio militare, nel servizio delle forze dell’ordine, partecipazione a conflitti armati, altri documenti utili ai fini del colloquio. Sarà un’occasione per conoscersi meglio e per ricevere una risposta competente alle proprie domande».

Tra chi in questi giorni si è fatto avanti spingendosi ben oltre una generica richiesta di informazioni, c’è anche un giovane comasco di 24 anni, Giacomo, che ha accettato di raccontarsi a La Provincia.

Ragioni di opportunità - e di sicurezza - impediscono di riportarne per esteso le generalità o di renderlo in qualche modo riconoscibile. Giacomo è già stato ospite del consolato ucraino, l’altroieri, e con il console ha scambiato qualche parola, assistito da un interprete. La sua domanda, completa di tutta la documentazione necessaria, è già stata inviata all’ambasciata di Roma. E a lui, ora, non resta che aspettare: «Come ho fatto? Ho semplicemente chiamato il consolato di Milano facendomi fissare un appuntamento per il giorno successivo. Ieri (l’altroieri, ndr) ho fatto pochi minuti di anticamera, in mezzo a un gran viavai di persone alle prese con lo smistamento della gran quantità di aiuti umanitari che in questi giorni si stanno riversando anche sulla sede diplomatica milanese. Poi sono stato ricevuto dal console. È stato molto cortese, mi ha elencato i documenti che servono, mi ha chiesto di autocertificare l’assenza di precedenti penali, quindi mi ha spiegato che il suo governo garantisce a tutti i componenti della “legione internazionale” vitto, alloggio, vestiario ed eventuali armi e munizioni. Dico eventuali perché non è detto che nel caso in cui la mia domanda sia accettata finirei per forza a imbracciare un fucile. Siccome non ho esperienza militare pregressa, come ho spiegato anche al console, c’è sempre l’eventualità di prestare altra tipologia di servizio, come per esempio nella logistica. Vedremo».

La domanda di Giacomo, al pari di tutte quelle di chi come lui ha chiesto di poter partire, sarà valutata, come detto, dalla sede diplomatica di Roma: «Riceverò una risposta a stretto giro direttamente da loro» prosegue lui, che non nasconde di avere un po’ di paura ma allo stesso tempo di essere anche determinato ad andare fino in fondo: «Come tutti sto seguendo l’evolversi della situazione di ora in ora, e più passa il tempo più mi convinco della bontà di questa mia scelta. Lo faccio perché al netto di tutti i nostri difetti, credo nei valori di questa nostra Europa, nella libertà, nel rispetto dei diritti civili e in definitiva nel nostro modello di democrazia. Non saprei come meglio dire, ma appena i russi hanno varcato il confine mi sono sentito tirato in causa».

Esistono limitazioni di qualche genere? Rischi di violare qualche legge dello Stato (italiano)?

Giacomo dice di essersi informato e che il rischio maggiore è quello che, una volta rientrati in Italia, ci si ritrovi sotto sorveglianza speciale, come accadde ad alcuni (pochi) combattenti italiani a suo tempo partiti per battersi contro l’Isis tra le fila dell’esercito curdo. Nel caso dell’Ucraina - dopo il via libera ufficiale concesso dai governi di Inghilterra e Danimarca, i primi a “liberare” da ogni vincolo di legge eventuali connazionali volontari -, nel caso dell’Ucraina fonti dell’antiterrorismo di casa nostra avrebbero già confermato che difficilmente l’arruolamento rappresenterebbe un reato.

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