Medici di base contro la Regione
«Noi, sfruttati e insultati»

Il presidente dell’Ordine Gianluigi Spata replica alle accuse dell’assessore Letizia Moratti: «Fannulloni noi? Inaccettabile, lavoriamo a tutte le ore»

Medici di base contro la Regione «Noi, sfruttati e insultati»
Gianluigi Spata in occasione di una visita domiciliare
(Foto di archivio)

«È inaccettabile essere chiamati fannulloni».

Il presidente dell’Ordine dei medici di Como Gianluigi Spata interviene sulle polemiche sorte dopo le dichiarazioni dell’assessore regionale al Welfare, Letizia Moratti che in sostanza aveva detto che i camici bianchi sono in numero sufficiente e che dovrebbero lavorare di più.

«È la seconda volta che ascoltiamo un’uscita del genere – dice Spata – e non è tollerabile. Il rispetto è essenziale. È offensivo per la nostra categoria, composta da professionisti che lavorano tutto il giorno, ogni giorno. Non solo in ambulatorio, ma anche nelle case dei pazienti e sul territorio. Ben oltre le ore della convenzione e ben oltre le 38 ore settimanali prospettate dalla Regione. Proviamo invece a riorganizzare i carichi di lavoro e le competenze. Oggi noi medici dobbiamo assolvere compiti burocratici che non ci permettono di dedicarci alla cura dei pazienti. Alle visite, all’ascolto che fa parte della terapie. Dobbiamo invece sostituirci a segretari ed amministrativi per rilasciare certificati, permessi e scartoffie. Mansioni che non possono essere prevalenti». Altrimenti ne fa le spese la salute dei pazienti, soprattutto quelli fragili e cronici. «Ed è assurdo dire che siamo in numero sufficiente – ragiona ancora Spata –. Nel Comasco su circa 300 ambiti ben 100 non hanno un medico. Per tenere testa ai bisogni di cura dobbiamo farci carico di sempre più pazienti, fino a 2mila assistiti per ogni medico». Secondo Spata sulla medicina generale è mancata la programmazione, a livello nazionale serviva più impegno sulla formazione. Per una figura poco attrattiva perché oberata dalle incombenze amministrative. Le nuove leve preferiscono gli oncologi e i chirurghi ai medici di famiglia.

La nuova riforma regionale sta cercando di concentrare le forze nelle nuove case di comunità, a breve aprirà un nuovo servizio medico in via Napoleona. «Con l’attuale carico burocratico non avremo modo di rispondere ad altri bisogno di cura – dice Spata –. Le case di comunità vanno riempite di contenuti, per ora vedo solo dei cartelli su degli edifici. L’idea di collegare la medicina di base agli ospedali è buona, ma mancano le risorse umane, medici e infermieri. Noi siamo disponibili e siamo seduti al tavolo con l’Asst Lariana per ragionare. Bisogna chiarire però molti aspetti e incominciare con degli obiettivi semplici e fattibili. Dando magari risposte alle mancanze del sistema sanitario che ci obbliga ad aspettare mesi e mesi un’ecografia o una Tac. Con i tempi massimi delle ricette disattese dovendo garantire il diritto alla salute».

Per Spata il messaggio è «lavorare insieme per le nuove generazioni», dando magari l’opportunità ai nuovi medici di svolgere nelle case di comunità e negli ambulatori spirometrie ed esami strumentali per accorciare le liste d’attesa, senza troppe carte bollate da firmare sui software.

La categoria dei medici di famiglia a Como come in Lombardia è in agitazione al punto che martedì e mercoledì alcune sigle sindacali hanno scioperato. «Per noi è inusuale, ma capisco i colleghi – commenta ancora Spata –. Il problema è reale. Proviamo un forte senso di frustrazione, non riusciamo più ad occuparci come vorremmo della salute dei pazienti».

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