Selvaggia Lucarelli e i dubbi su Simone Bilardo: «Perché così tanti non credono alla sua malattia?»
Il comasco ha un profilo con 224mila follower in cui condivide la propria quotidianità dopo aver scoperto di avere due tumori cerebrali. In un video una settimana fa diceva: «Sto bene e ora non ho sintomi, normale che qualcuno si faccia domande. Ma non condividerò referti, per privacy e responsabilità»
Como
«Perché tanti non credono alla malattia di Simone Bilardo?»: si intitola così l’ultimo post pubblicato sui social da giornalista Selvaggi Lucarelli in riferimento all’imprenditore e influencer comasco che sul proprio profilo racconta la propria quotidianità e quello che lui chiama “posiflow”, ovvero un atteggiamento ottimistico nei confronti della vita nonostante la malattia, due tumori al cervello con una prognosi iniziale di due anni. Una quotidianità scandita da episodi positivi nonostante la malattia scoperta nel 2021, dopo una caduta in bici, e che nell’ultimo periodo ha fatto sorgere in alcuni dei suoi follower (sono 224mila in totale) il dubbio che quanto raccontato sul suo profilo non sia del tutto vero.
I dubbi dei follower
Lucarelli, che ha realizzato diverse inchieste giornalistiche sulla trasparenza di raccolte fondi online da parte di personaggi noti sui social e sul tema della beneficenza consapevole, a partire dal caso più significativo degli ultimi anni ovvero quello di Chiara Ferragni, nel suo post su Bilardo riprende questi dubbi: «Da tempo sotto post suoi e di altri appaiono dubbi anche feroci sulla sua storia. Lui non risponde, cancella, blocca chi fa domande». Un caso che secondo Lucarelli è meritevole di attenzione e che è finito al centro dell’ultimo numero della sua newsletter “Vale tutto”, in cui cita anche il libro “Vivo più che mai” pubblicato quest’anno da Bilardo con Rizzoli e il progetto di un “retreat” in Grecia, oltre alla pubblicazione di contenuti esclusivi per utenti abbonati. «Bilardo non ha mai chiesto soldi per le cure, non vende beveroni miracolosi, ha una cicatrice di venti centimetri sul cranio. Eppure la fiducia nei suoi confronti è ai minimi storici» scrive Lucarelli, specificando che chi chiede trasparenza sul proprio stato di salute al comasco è spesso a propria volta un malato oncologico e chiedendosi se l’atteggiamento scelto da Bilardo (i commenti cancellati, gli utenti bannati e il rifiuto di pubblicare referti) sia quello giusto.
Una settimana fa, il 31 marzo, Bilardo stesso aveva fatto riferimento proprio a queste richieste avanzate da alcuni follower in un lungo video pubblicato su Instagram in cui, mostrando la vista del centro città e del lago dalla propria casa, raccontava di stare bene pur essendo in attesa di una decisione importante sulla propria malattia dopo che «due primari di due ospedali importantissimi in Europa mi hanno dato due pareri contrastanti: operare immediatamente e l’altro assolutamente non operare».
Nel video Bilardo racconta che il momento che sta attraversando, segnato dall’incertezza, non è facile e che potrebbe aver creato confusione sui social per via dell’assenza di sintomi evidenti nella sua quotidianità resa pubblica tramite video e contenuti. Suggerisce poi che i sospetti sulla veridicità della sua condizione oncologica potrebbero anche essere legati alla diffusione di storie di truffe legate alla beneficenza e fa riferimento al caso raccontato nella serie Netflix “Apple Cider Vinegar” in cui si racconta la vera storia dell’influencer australiana Belle Gibson, specializzata nella realizzazione di contenuti sul benessere personale, al centro di uno scandalo. Gibson raccontava di aver essere guarita da un cancro al cervello inoperabile con una prognosi di quattro mesi unicamente grazie a un’alimentazione sana. Nel periodo di malattia, Gibson lanciò un’app per l’alimentazione sana e un libro di ricette, “The whole pantry”, che Apple scelse di installare nell’Apple Watch al momento del lancio dell’orologio sul mercato australiano. Gibson raccontava anche di essere una filantropa e di destinare i soldi raccolti a organizzazioni che si occupano di cancro. Organizzazione che rivelarono in seguito di non aver mai ricevuto quel denaro portando a una condanna di Gibson per “frode di beneficenza” spingendola poi a rivelare che nulla di quanto aveva raccontato negli anni sulla propria diagnosi medica era vero.
«Non condividerò i referti»
«Condivido proprio per lasciare qualcosa dovessi venire a mancare domani. Ma non dirò i nomi dei medici e degli sopedali, anche perché ogni diagnosi è diversa e quello che funziona per me potrebbe non funzionare per voi»
«Vedere una persona che sta così bene, come me, pone dubbi ovviamente - dice Bilardo nel suo video - Mi avete chiesto dei referti e io non li pubblicherò mai, anche per una questione di privacy. Io condivido la mia esperienza di tutti i giorni, le bischerate che faccio, come vivo la vita, come affronto le cose. Condivido proprio per lasciare qualcosa dovessi venire a mancare domani. Mi avete chiesto i nomi dei dottori e degli ospedali - aggiunge poi, specificando di essersi sbilanciato sia nel libro che sui social sulle esperienze «non idilliache» vissute in alcuni ospedali e specificando che questo è uno dei motivi per cui preferisce non fare nomi - Soprattutto non voglio farlo perché ogni prognosi è diversa e ogni diagnosi è diversa e ogni malattia è diversa: quello che può funzionare per me potrebbe non funzionare per voi, io non sono un dottore».
I dubbi sulla veridicità della storia di Bilardo, secondo quanto scritto da Lucarelli nel suo post, sarebbero legati a una foto pubblicata negli ultimi giorni sul suo profilo «il video di una risonanza magnetica, ma le immagini mostrano una radiografia a un’articolazione, non al cervello». All’interno del numero della newsletter, Lucarelli specifica che sono dubbi diffusi anche tra specialisti del settore e analizza il caso di Bilardo come emblematico di una diffusa sfiducia degli utenti dei social nei confronti degli influencer. Lucarelli, insomma, non sostiene che Bilardo abbia effettivamente mentito per interessi economici - specifica, per esempio, che sul suo profilo è pubblicata anche una fotografia della cicatrice di venti centimetri rimastagli sulla testa dopo l’operazione e che gli abbonati al suo profilo per i contenuti premium sono poco meno di una ventina - ma che il suo ruolo da influencer lo ponga in una posizione tale da spingere le persone a chiedergli maggiore trasparenza, per una fatica ormai diffusa a fidarsi di quanto raccontato da chi fa della presenza sui social una parte significativa della propria vita.
Nel video pubblicato una settimana fa, Bilardo cita di aver effettuato una risonanza spiegando che si tratta di una risonanza magnetica a perfusione, ovvero mirata a capire quanti vasi sanguigni ci sono in una zona, un indicatore utile per capire il grado di aggressività tumorale e monitorare l’efficacia delle terapie, ma nella sua newsletter Lucarelli spiega che Bilardo stesso ha anche specificato che nella foto postata quella che si vede non è effettivamente la sua risonanza. Dopo la pubblicazione del post di Lucarelli e all’uscita della newsletter, il 7 aprile, Bilardo si è limitato a condividere di nuovo nelle proprie stories di Instagram il video qui citato e che aveva già pubblicato il 31 marzo.
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