Bosio, debutto da fiaba: «Nel mio paese tutti cinguettano»
Marco Bosio

Bosio, debutto da fiaba:
«Nel mio paese
tutti cinguettano»

Esordio con “Monte Uccellino” per un giovane scrittore comasco

È la storia di un paese e dei suoi abitanti, di molti amori che poi sono uno solo, di mille voci che cinguettano e si inseguono, veloci, in un tempo lunghissimo e in uno spazio che è solo immaginario ma appartiene a tutti.

Queste sono solo alcune suggestioni che rimangono in chi legge “Monte Uccellino”, il romanzo d’esordio del trentenne scrittore comasco e responsabile comunicazione e marketing per Maremagnum.com (la più grande piattaforma italiana per la vendita di libri antichi, usati e fuori catalogo) Marco Bosio, edito da La Torre dei Venti, uscito all’inizio del mese di maggio e ambientato proprio in un borgo italiano come tanti, dove ad inseguirsi non sono solo i pettegolezzi e le vicende umane, ma anche apparizioni straordinarie e guarigioni miracolose, atti di fede e silenzi carichi di significati, per una narrazione dal sapore fiabesco che scorre fluida e coinvolge sin dalla prima riga.

Marco, dove nasce la tua passione per i libri e la scrittura?

La passione me l’ha trasmessa, fin da piccolo, mia madre, grande lettrice da sempre, e dal primo libro che mi ha messo tra le mani, ”Le fiabe del focolare” dei Fratelli Grimm, che ancora oggi mi capita di sfogliare ed è uno dei punti di partenza da cui nascono i miei racconti, compreso “Monte Uccellino”. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione ho frequentato un master in editoria ed ho collaborato con diverse case editrici, tra cui La Vita Felice, Mondadori, RPlibri e La Torre dei Venti, prima di approdare a Maremagnum.com.

Il tuo primo romanzo ha avuto una lunga gestazione. A cosa ti sei ispirato, per costruire il borgo e i suoi abitanti?

Ho iniziato a scrivere “Monte Uccellino” circa otto anni fa. Tanti personaggi contenuti nel libro sono una sorta di alter ego dei miei ex concittadini e dei miei familiari, a cui sono molto legato, specialmente i miei nonni, che non ci sono più. Sono cresciuto a Bregnano e ho vissuto lì fino al 2018, prima di trasferirmi a Milano. Nonostante non esista nella realtà, alcuni aspetti di Monte Uccellino ricordano il mio paese di origine, come il campanile della chiesa di San Giorgio, i tetti della corte di fronte al sagrato, le mie scuole elementari, le passeggiate nel Parco del Lura e il Forno Grisetti, una sorta di rivisitazione letteraria della Panetteria Vago, dove lavora mia zia.

Da dove arriva questo nome così particolare, “Monte Uccellino”?

Dalla conversazione con una mia amica, che un giorno mi ha detto “Vado a Monte Uccellino, nella mia casa di campagna”. Quando le ho chiesto dove si trovasse questo paese che non avevo mai sentito nominare, mi ha risposto che si trovava sulle colline di Alessandria e che veniva chiamato così per la presenza di numerosi uccellini cinguettanti. A me è sempre piaciuto giocare con i nomi, e ho pensato che sarebbe stato interessante chiamare gli abitanti del mio paese immaginario “Uccellini”, perché, nel linguaggio comune, quando si diffonde un pettegolezzo, si dice sempre “un uccellino mi ha detto”. In questo caso, i miei “Uccellini” chiacchierano e spettegolano su un segreto antico legato a due coniugi, Teresa e Camillo, i protagonisti del romanzo.

Questo libro è permeato da una forte spiritualità religiosa, vissuta dai personaggi in modi e tempi diversi. Qual è il tuo rapporto con tutto questo?

Da bambino ho frequentato la parrocchia e l’oratorio, poi, crescendo, mi sono un po’ allontanato da quel mondo, ma in me è rimasta la convinzione che Dio è amore in qualsiasi sua forma. Sono interessato ai temi religiosi e al misticismo, anche da un punto di vista filosofico, a quello che c’è “dopo”, al senso di alcune cose che accadono.

A quale personaggio del tuo romanzo sei più legato?

Sicuramente a quello di Antonio, uno dei personaggi cardine, mio nonno, scomparso lo scorso luglio. Era lui ad accompagnarmi sempre in chiesa, quand’ero piccolo, avevamo la nostra panca preferita dove ci sedevamo ad ascoltare la santa messa. Scrivere, per me, significa far rivivere qualcuno che non c’è più. Lui è in ogni pagina di questo romanzo, rimasto chiuso in un cassetto per anni e che ha visto finalmente la luce. Spero sia orgoglioso di me.


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