Porlezza: la spy story dei russi morti  «Incidente strano, altra perizia»
Il luogo dove sono morti i due giovani russi

Porlezza: la spy story dei russi morti

«Incidente strano, altra perizia»

Ceresio La tragedia il 24 novembre 2016 al ritorno da una festa a Porlezza

I parenti dei ragazzi non credono al caso e sollecitano le autorità svizzere

Più passano i mesi e più il drammatico schianto all’altezza del Ponte del Diavolo di Castagnola (Lugano) - a due passi dal valico ticinese di Gandria ed a meno di cinque chilometri dal valico di Oria Valsolda - assume i connotati della più classica delle “spy story”.

Erano qui a studiare

Era l’alba del 24 novembre 2016 e due giovani rampolli russi di 23 e 19 anni perdevano la vita dopo un volo di 10 metri a bordo della loro potente Bmw (auto finita nelle gelide acque del Ceresio), uscita d’improvviso di strada.

Lui si chiamava Azer Jagubov (nipote dell’influente Capo del Dipartimento legale del Governo federale Subhi Shihlinskij), mentre la ragazza - Diana Lebedeva - era la nipote dell’oligarca russo Platon Lebedev, imprenditore di una nota azienda petrolifera - cresciuto all’ombra del Cremlino e di Boris Eltsin - finita al centro di uno gigantesco scandalo giudiziario. I due giovani, secondo quanto ricostruito, pare avessero trascorso la serata in un locale del Porlezzese. Tornavano a Lugano, dove Azer Jagubov stava frequentando un “Master” all’interno dell’esclusivo Franklin College di Sorengo. La notizia dell’ultima ora - riportata con grande enfasi da TeleTicino - è che i genitori dei due ragazzi hanno chiesto una nuova perizia tecnica, dopo che quella consegnata al sostituto procuratore generale Antonio Perugini lo scorso luglio non aveva evidenziato segni di manomissione alla potente Bmw.

«I famigliari delle vittime – convinti che di mezzo vi siano i servizi segreti russi – hanno chiesto una seconda perizia», conferma TeleTicino. In particolare, i riflettori sarebbero ora puntati non tanto sul mezzo, peraltro esaminato in ogni suo dettaglio, quanto sulla dinamica dell’incidente. La domanda di fondo è: come hanno fatto i due giovani a finire nelle gelide acque del Ceresio dopo aver sfondato il parapetto a Castagnola? D’accordo che il Ponte del Diavolo è stato teatro di altri schianti, ma come mai non c’è alcun segno sull’asfalto?

Domande cui ora i familiari esigono una risposta.

Forse non è un caso che ancora una volta il Ticino e più in generale la Svizzera siano il crocevia di complessi intrighi internazionali. Di fatto l’unica certezza per ora è solo la morte dei ragazzi.


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