Stati Uniti e Iran firmano un cessate il fuoco: il prezzo del petrolio è già sceso
Guerra in Medioriente Per due settimane verranno sospesi da entrambe le parti i bombardamenti e lo stretto di Hormuz sarà riaperto. Sui mercati le principali quotazioni internazionali di petrolio sono già scese di molto
Donald Trump ha accettato di estendere di due settimane la scadenza dell’ultimatum all’Iran, fissato alle 20 (ora di Washington, 2 ora italiana) e annunciato nei giorni scorsi con toni roboanti (il presidente degli Usa era arrivato ad annunciare un attacco così violento sull’Iran da segnare «la fine di un’intera civiltà»).
La mediazione del Pakistan
«La ragione di tale decisione - ha scritto questa notte, a un’ora e mezza dalla scadenza dell’ultimatum, e dopo una mediazione da parte del Pakistan, in un messaggio sul suo social Truth - risiede nel fatto che abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari e siamo a un punto molto avanzato nella definizione di un accordo definitivo riguardante una pace a lungo termine con l’Iran, nonché la pace in Medio Oriente».Trump ha precisato poi che lo stop ai bombardamenti vale «a condizione che l’Iran acconsenta all’apertura immediata e completa dello Stretto di Hormuz».
Fondamentale il ruolo della Cina che ha esortato l’Iran a essere più flessibile
L’Iran ha accettato la proposta di cessate il fuoco del Pakistan anche grazie all’intervento dell’ultimo minuto della Cina, che ha esortato l’Iran a mostrare flessibilità e stemperare le tensioni. Come riportato dal New York Times, il cessate il fuoco è stato approvato dalla guida suprema, Mojtaba Khamenei. Il primo round di trattative fra Stati Uniti e Iran per un accordo per mettere fine alla guerra è previsto a Islamabad venerdì: quindici i punti presentati dagli Stati Uniti, dieci quelli richiesti dall’Iran.
Il governo israeliano con un comunicato laconico ha annunciato di appoggiare la decisione del presidente degli Stati Uniti, ma ha aggiunto anche che l’accordo stretto con l’Iran per il cessate il fuoco non riguarda il Libano. Trump non ha fatto riferimento esplicito a questo aspetto dell’accordo nei suoi annunci sui social.
La reazione dei mercati
L’accordo per una tregua di due settimane, condizionato alla riapertura dello Stretto di Hormuz (l’unico punto da cui possono passare le merci in uscita dal Golfo Persico e da cui passa circa un quinto del petrolio venduto a livello globale, destinato per l’85% ai mercati asiatici), è stato accolto positivamente dai mercati. Sui mercati azionari i listini asiatici festeggiano e si avviano ad una conclusione di seduta brillante. Verso un avvio positivo per l’Europa dove i future sono in forte rialzo. In aumento anche i future di Wall Street.
Sul fronte delle materie prime il petrolio affonda. Il Wti lascia sul terreno il 14,42% a 96,63 dollari al barile. Il Brent cede il 13% a 95,06 dollari. Intanto il dollaro si indebolisce sulle principali valute internazionali. L’euro sale a 1,1685 sul biglietto verde. Si rafforzano anche la sterlina e il franco svizzero.
Non è ancora chiaro come avverrà la riapertura dello stretto, anche perché l’Iran ha annunciato, contestualmente all’accettazione dell’accordo, che dipenderà da un coordinamento con le forze armate iraniane. Al momento alcune navi considerate non ostili dal regime possono già attraversa lo stretto e in certi casi dietro pagamento di un pedaggio che può ammontare a milioni di euro. «La navigazione sicura nello Stretto di Hormuz sarà possibile per due settimane in coordinamento con le forze armate iraniane e tenendo conto delle limitazioni tecniche esistenti». Così ha scritto sul social X Seyyed Abbas Araqchi, ministro degli Esteri dell’Iran, a nome del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale.
Oltre all’attesa sulle modalità di riapertura dello stretto e sul controllo che vi eserciterà l’Iran, c’è da considerare anche la condizione in cui si trovano oggi gli impianti di estrazione e lavorazione per il gas e il petrolio situati nei Paesi del Golfo, che sono stati oggetto di pesanti attacchi nell’ultimo mese abbondante di guerra: riparare alcuni di questi danni potrebbe richiedere tempi anche molto lunghi.
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