Contratti nazionali, uno su tre è scaduto. La Uil attacca: «Basta chiudere gli occhi»

L’indagine I lombardi coinvolti in Ccnl non rinnovati sono oltre 1,1 milioni, il 35,5% del totale. Il segretario Monteduro: «Il dumping contrattuale può abbassare salari e indebolire diritti»

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In Lombardia quasi tutti i lavoratori sono tutelati da un contratto collettivo nazionale del lavoro, ma in oltre tre casi su dieci si tratta di contratti scaduti e non rinnovati.

L’analisi

L’analisi Uil Lombardia registra che su 3,1 milioni di addetti del settore privato non dirigente, il 97,9% risultano coperti da 158 Ccnl tra i cui firmatari compare almeno una tra Cgil, Cisl o Uil: «Questi dati dicono con chiarezza che la contrattazione collettiva che regge davvero il lavoro è quella riconducibile ai contratti firmati dalle tre organizzazioni sindacali o comunque alla loro area contrattuale – evidenzia Salvatore Monteduro segretario Uil Lombardia - Continuare a far finta che tutti i contratti abbiano lo stesso valore significa chiudere gli occhi davanti alla realtà. E la realtà è che il dumping contrattuale non è una discussione teorica, è un meccanismo che può abbassare salari, indebolire diritti e peggiorare la qualità del lavoro».

L’indagine evidenzia soprattutto che i lavoratori coinvolti in 89 Ccnl scaduti al 31 dicembre 2025, sono oltre 1,1 milioni, il 35,5% del totale. In alcuni casi la vacanza contrattuale dura da molto tempo come per il personale non medico degli Irccs e delle strutture sanitarie ospedaliere Aiop e Aris, scaduto il 31 dicembre 2018.

«Quando un contratto resta fermo troppo a lungo il problema non è solo formale. Vuol dire salari che non si aggiornano, tutele che restano ferme, condizioni di lavoro che non tengono il passo con il costo della vita e con i cambiamenti dell’organizzazione del lavoro. E questo è ancora più grave quando riguarda settori delicati come la sanità privata, la cooperazione sociale, i servizi e il lavoro somministrato».

Tra i contratti scaduti che coinvolgono il maggior numero di addetti in Lombardia, Uil segnala: dipendenti delle aziende metalmeccaniche private e della installazione di impianti; agenzie di somministrazione di lavoro; addetti alla piccola e media industria metalmeccanica Confapi; cooperative sociali; addetti all’industria della gomma, cavi elettrici ed affini e delle materie plastiche; lavoratori del settore tessile-abbigliamento-moda; personale dipendente dai settori socio-assistenziale, socio-sanitario ed educativo Uneba; legno, sughero, mobile, arredamento e boschivi e forestali; dipendenti delle imprese artigiane di pulizia e servizi/tinto lavanderie.

Dignità

«La Lombardia non può essere una regione dove si fa competitività abbassando il valore del lavoro. Servono contratti realmente rappresentativi e servono contratti tempestivamente rinnovati. È una questione di salari, di dignità del lavoro, di qualità dei servizi e di correttezza della concorrenza tra imprese, si tratta di contrastare il dumping contrattuale, rafforzare la coerenza tra attività svolta e contratto applicato e sollecitare il rinnovo dei contratti collettivi nazionali del lavoro scaduti, soprattutto quando il ritardo si trascina da anni».

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