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Martedì 06 Gennaio 2026
L’inglese 4.0 a Como. Dai muri digitali all’Intelligenza Artificiale
Gli strumenti Si evolve l’insegnamento dell’inglese negli istituti tecnici. Con Padlet e Mentimeter gli studenti sono protagonisti attivi della lezione
L’evoluzione della didattica delle lingue straniere negli istituti tecnici e professionali comaschi vede da tempo nella tecnologia un alleato strategico per rendere l’apprendimento più efficace e coinvolgente. L’insegnamento dell’inglese si è trasformato in una sfida che utilizza gli strumenti digitali come un ponte verso una comunicazione autentica e partecipata. Caterina Ruocco, docente di inglese presso l’Istituto Da Vinci – Ripamonti, racconta come il suo interesse per queste metodologie sia nato osservando le potenzialità di Padlet, una risorsa definita estremamente funzionale per lo scambio e la condivisione.
Bacheca virtuale
Questa piattaforma agisce essenzialmente come una “bacheca virtuale”, un muro digitale interattivo dove, attraverso un accesso condiviso, docenti e studenti possono “appuntare” post-it multimediali contenenti testi, immagini, video e file audio. La forza di tale applicativo risiede nella collaborazione in tempo reale: ogni contributo appare istantaneamente sugli schermi di tutti i partecipanti, permettendo di costruire insieme mappe concettuali o gallerie di idee in modo dinamico e corale.
«Inizialmente lo usavo per sambi di post con classi straniere, una sorta di gemellaggio digitale — spiega Ruocco — ma oggi lo strumento si è evoluto enormemente. Adesso è una vera lavagna interattiva per il brainstorming: lancio un input, gli studenti caricano i loro commenti e vedono subito quelli dei compagni». Questa modalità di “lavoro visibile” garantisce che nessuno resti inattivo. La docente può monitorare chi sta contribuendo e sollecitare chi, magari più timido o distratto, fatica a esporsi. Padlet diventa così una palestra per la lingua straniera che va oltre lo scritto: gli alunni possono registrare i propri interventi orali direttamente sulla bacheca, permettendo alla classe di ascoltare e confrontarsi sulle diverse produzioni. L’obiettivo è coinvolgere tutti nella discussione e nella creazione dei materiali, evitando che qualcuno si estranei dalla lezione grazie alla tracciabilità dei contributi, che richiedono sempre l’inserimento del nome dello studente.
Parallelamente, la gamification e l’interattività giocano un ruolo cruciale nel mantenere alta l’attenzione. Se il celebre Kahoot — la piattaforma di quiz a scelta multipla che trasforma il ripasso in una competizione con tanto di podio finale — resta amatissimo dai ragazzi per il suo spirito sfidante, nuove frontiere si aprono con l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale. Strumenti come NotebookLM stanno rivoluzionando la preparazione dei materiali: partendo da PDF o link caricati dal docente, il sistema può generare automaticamente flashcard e attività interattive personalizzate. Il segreto, come sottolinea Ruocco, è fare in modo che i ragazzi “facciano” e non siano semplici spettatori, a patto di avere un’adeguata formazione professionale, come quella recentemente seguita dai docenti di inglese insieme a formatori specializzati per padroneggiare piattaforme sempre più efficienti.
Interattività
Sul fronte della letteratura, la sfida è ancora più stimolante, soprattutto in un istituto tecnico dove materie umanistiche e competenze professionali devono trovare un terreno comune. Nicla Marchesini, docente di inglese alla Magistri Cumacini, ha trovato in Mentimeter l’alleato ideale per rendere attuale un classico come Frankenstein. Mentimeter è un software per presentazioni interattive che trasforma una lezione frontale in un dialogo bidirezionale: il docente proietta delle slide e gli studenti possono rispondere a sondaggi, votare opzioni o contribuire alla creazione di una “Word Cloud” (o nuvola di parole), una rappresentazione visiva in cui i termini più digitati appaiono più grandi al centro dello schermo, offrendo un’istantanea immediata del pensiero collettivo della classe.
«Ho utilizzato Mentimeter per approfondire la natura del “diverso” e del “mostro”, temi che toccano profondamente la sensibilità degli adolescenti — racconta Marchesini — Ho chiesto ai ragazzi, tramite un sondaggio, se il vero mostro fosse la creatura, Victor Frankenstein o la società stessa, e questo ha generato discussioni di una profondità inaspettata». Nelle classi seconde, lo strumento digitale ha aiutato ad abbattere le barriere linguistiche: i concetti più complessi sulla disabilità e l’umanità sono emersi inizialmente grazie alla facilitazione visiva. Nelle terze, il dibattito si è spostato sui limiti della scienza e sul mito di Prometeo.
In questo panorama, l’Intelligenza Artificiale emerge come un elemento dirompente, definito da Marchesini «un’arma a doppio taglio». Non è un nemico da bandire, ma uno strumento da governare con spirito critico. «Se usata con discernimento, l’AI è un ottimo supporto, ma non deve mai sostituire il valore del lavoro su carta e il calore della discussione in presenza — conclude Marchesini — Ci vuole equilibrio». La sfida per i docenti di oggi non è dunque inseguire l’ultima applicazione sul mercato, ma saper dosare questi mezzi digitali con il pensiero umano, garantendo che la tecnologia resti un facilitatore di competenze e non un sostituto della fatica intellettuale.
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