Pannelli fotovoltaici, riciclo più smart
in un mini impianto

Startup La soluzione ideata da Renovo, a Como Next. Pensato uno strumento che abbatte i costi di trasporto. Bordoli: «Così recuperiamo più del 95% dei materiali»

L’intero riciclo dei pannelli fotovoltaici fino ad riottenere le materie prime contenuto in solo macchinario scalabile delle dimensioni di un container di circa 6 metri: è il progetto della start up Renovo, incubata nel polo tecnologico di Lomazzo Como Next e pronta per il piano di raccolta capitali da 1,7 milioni di euro.

Il progetto

«La nostra soluzione permette di evitare un grande impianto centralizzato, come già esistono per il recupero e riciclo di pannelli fotovoltaici, e sposta la capacità di trattamento vicino ai siti di dismissione, abbattendo i costi di trasporto che oggi rappresentano una delle voci più pesanti della filiera del recupero» spiega Nicolò Bordoli, fondatore di Renovo insieme ai soci Domiziano Ivan Basilico e Andjela Bozinac. Il processo è interamente meccanico e automatizzato, per superare i limiti qualitativi dei processi tradizionali basati su combustione, macinazione o agenti chimici. Il macchinario è in grado di trattare 1.000 tonnellate all’anno, pari a circa 40-50 mila pannelli, con la possibilità di salire a 1.500 tonnellate operando su tre turni. «Tramite il nostro processo, il macchinario riesce a recuperare tutti i vari materiali che compongono il pannello. In un pannello solare quasi tutto è riciclabile – spiega Nicolò Bordoli - si può recuperare più del 95% dei materiali: il bordo in alluminio, i cavi di rame e il vetro temperato, oltre a due tipi di plastica. Poi c’è il contenuto delle celle fotovoltaiche vere e proprie, che è principalmente silicio con tracce di argento. Questi materiali diventano materia prima seconda: possono essere riutilizzati sia per fare nuovi pannelli che per la produzione di altri oggetti».

La nascita della startup coincide con l’inizio di una curva di dismissione che gli analisti definiscono esponenziale. Il mercato italiano ed europeo sta infatti raggiungendo il fine vita tecnico delle prime grandi installazioni realizzate oltre 20 anni fa, in coincidenza con i primi sistemi di incentivi pubblici come il conto energia. «Il volume di pannelli destinati al riciclo sta nascendo proprio adesso – aggiunge Bordoli - la vita media di un pannello è tra i 20 e i 25 anni. Adesso guardiamo al mercato italiano, ma in quello europeo per i prossimi anni la situazione è abbastanza uniforme. È proprio da ora che inizia a salire la curva della quantità di pannelli fotovoltaici giunti a fine vita. Nel 2030 ci saranno già 8 milioni di tonnellate all’anno di rifiuti fotovoltaici a livello mondiale. Per questo il nostro sistema è modulare: invece di costruire un impianto fisso da 10.000 tonnellate che rischierebbe di restare sottoutilizzato, il cliente può gestire un cluster di macchine e accenderne solo alcune in base ai volumi reali».

Il profilo finanziario

Sotto il profilo finanziario, Renovo ha strutturato un piano di raccolta capitali da 1,7 milioni di euro diviso in tre fasi. Le prime due tranche, da 300mila euro ciascuna, sono destinate alla realizzazione e al test del prototipo. La terza fase da 1,1 milioni di euro, entro la fine dell’anno, servirà a far partire la produzione dei primi macchinari destinati ai clienti. Il modello di ricavo non si limita alla vendita dell’hardware, ma punta sulla continuità del flusso di cassa attraverso una strategia di servizio.

«Il nostro modello di business è basato sul recycling as a service. L’obiettivo non è solo la vendita, ma fornire il macchinario al cliente mantenendone la proprietà. Il cliente paga una tariffa per ogni tonnellata di pannelli che va effettivamente a smaltire – conclude Nicolò Bordoli - in questo modo partecipiamo al business condividendo parte del rischio operativo. Sul lungo termine questo garantisce un guadagno mensile costante e rende l’attività più scalabile e controllabile rispetto a una transazione singola».

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