Dimissioni burla,ma è il solito Sgarbi

Lo sottolineava ieri mattina nella sua rassegna stampa di Radio 24, Simone Spezie. Vittorio Sgarbi si sta divertendo come un matto. Il critico d’arte prestato alla politica, e che tutta quest’ultima (anche dalla sua parte) vorrebbe restituire, sta tenendo sulla corda Giorgia Meloni e il governo. La vicenda è nota. Sgarbi, sottosegretario alla Cultura sotto inchiesta per riciclaggio di beni culturali, è finito anche nel mirino dell’Antitrust per attività che non sarebbero compatibili con il suo ruolo.

Ad avviare l’istruttoria sarebbe stato il suo “principale”, il ministro alla Cultura, Gennaro Sangiuliano, accusato dal critico di aver girato all’Autorità delle lettere anonime. Per questo Sgarbi lo ha definito “uomo senza dignità”, dopo aver annunciato le sue dimissioni durante un evento pubblico.

Poi però il sottosegretario deve essersi ricordato di quella massima per cui in Italia le dimissioni si danno solo per poterle ritirare e ha iniziato a giocare con la faccenda. “Me ne andrò”, ha detto, “ma non prima di aver verificato se altri (intesi come ministri e sottosegretari –ndr) sono nelle mie condizioni. Queste più o meno le sue frasi. Il che significa rinviare le dimissioni alle Calende greche. Giorgia Meloni ha tentato di tagliare corto, dichiarando di accettare la rinuncia all’incarico. Che però dovrà essere formalizzata da Sgarbi. Insomma siamo ai titoli di testa di una telenovela, di cui il presidente del Consiglio, visto che questo è l’ennesimo caso che scoppia all’interno della sua squadra, avrebbe fatto volentieri a meno. Anche perché, come si suol sempre dire in questi casi, le priorità del governo sono ben altre, signora mia, che non i capricci di un pur illustre personaggio che nel suo ambito professionale è certo un’eccellenza, al di là dell’istrionismo che mette quando decanta o stronca una tela.

La domanda da porsi forse potrebbe però essere un’altra. Come mai Vittorio Sgarbi è arrivato di nuovo a fare il sottosegretario alla Cultura? Sì perché il critico che il grande pubblico ha imparato a conoscere grazie al Maurizio Costanzo show. ha ricoperto lo stesso incarico in un altro esecutivo di centrodestra, guidato all’epoca da Silvio Berlusconi. E com’era andata a finire? Con turbolente dimissioni accompagnate da improperi all’allora ministro della Cultura, Giuliano Urbani. Forse Giorgia Meloni e Gennaro Sangiuliano pensavano che con l’età Sgarbi fosse approdato a più miti consigli? Ci sarebbero stati buoni motivi per dubitare visto che il personaggio, in tante occasioni, aveva avuto modo di palesare il suo estro alquanto turbolento.

E non solo. In questi ultimi anni, il centrodestra ha candidato con successo Sgarbi come sindaco in parecchi Comuni. In altri ha svolto il ruolo di assessore, senza in pratica farsi mai vedere. Insomma qualche dubbio sull’affidabilità, al netto della competenza e dei requisiti impeccabili per il ruolo, forse sarebbe stato meglio porselo. Adesso vedremo come andrà a finire. Con ogni probabilità a Meloni toccherà lo sgradevole compito di rimuovere il sottosegretario, se non altro, dopo le parole che quest’ultimo ha pronunciato, per totale incompatibilità con il ministro. In questo modo però si attirerà gli strali persecutori del critico. Che di certo, farà tutto il possibile per tirare in lungo le dimissioni e la conseguente corda. E non si creda che bastino i tanti appelli di giornalisti e intellettuali di area che invitano Sgarbi a mollare ogni carica pubblica per dedicarsi anima e corpo al mestiere che fa così bene. Anzi, con questi richiami, lui si divertirà ancora di più. Purtroppo solo lui.

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