Il consenso “social” è sempre liquido

Non è un bel momento per Matteo Salvini. Adesso anche il Ponte sullo Stretto è diventato più ripido”dopo le 239 richieste di chiarimenti sul progetto avanzate dal ministero dell’Ambiente. Pochi giorni fa, in occasione del quarantesimo compleanno della Lega, il Capitano ha ricevuto un avviso di sfratto dal Senatur, Umberto Bossi, il quale ha detto che al Carroccio serve un altro pilota.

Infine, persino il mite Antonio Tajani si è messo di traverso con la sua “Forza Nord” raccoglitore di leghisti settentrionali scontenti della linea politica nazionalista e di destra del segretario.

Se, dopo le europee di giugno, il movimento finisse sull’ultimo gradino del podio nell’alleanza di centrodestra potrebbe davvero accadere di tutto.

E anche sull’affermazione di Salvini per cui la Lega di Bossi non aveva portato a casa l’autonomia regionale e lui invece ci sta riuscendo ci sarebbe da andare con i pieni di piombo. Non bisogna dimenticare, infatti, che nel 2006, il governo Berlusconi di cui faceva parte il Carroccio aveva varato un pacchetto di riforme costituzionali tra cui la “Devolution” (non dissimile dal provvedimento ora in discussione al Parlamento) che era però stata bocciata dal referendum con i voti decisivi delle Regioni del Sud, le stesse che oggi sono contrarie al provvedimento presentato dal ministro Roberto Calderoli.

Nei vari resoconti sull’anniversario leghista è interessante la rivelazione di Gianni Fava che aveva sfidato Salvini per la segreteria nel 2017 uscendone pesantemente sconfitto, il quale ha detto che, dopo l’uscita di scena di Umberto Bossi, era stato Roberto Maroni a indicare l’attuale leader per la segreteria (probabilmente poi se ne sarà pentito) perché “era bravo con i social”. Questo fa capire parecchie cose. Certo, al Capitano va dato atto di aver preso in mano un movimento ridotto ai minimi termini dopo gli scandali che avevano travolto il Senatur e il suo cerchio magico, e di averlo portato al 34% alle Europee di cinque anni fa oltre che in tre governi (quello attuale, il Conte Uno e l’esecutivo guidato da Mario Draghi). Ma anche di aver snaturato le principali caratteristiche del Carroccio che nel suo Dna aveva le istanze del Nord e la Questione Settentrionale. Salvini ha plasmato una Lega nazionale e orientata a destra. La difficoltà a mantenere il consenso nel Sud e l’esplosione di FdI hanno messo il re “a nudo”.

Anche l’autonomia rischia di diventare una foglia di fico se le cose non cambieranno. Tenere assieme il Ponte sullo Stretto e la lotta contro Roma ladrona (ammesso che sia ancora all’ordine del giorno) non è davvero facile e il consenso conquistato attraverso i social è quanto di più liquido può esserci in politica.

Da qui i problemi del numero uno del Carroccio che, comunque vadano le elezioni europee, dovrà inventarsi qualcosa per dare una svolta al suo futuro e al movimento.

Perché anche la storia della Lega di Umberto Bossi racconta di un consenso che ha viaggiato sulle montagne russe sempre per le scelte operate dall’allora capo incontrastato, in termini di linea e di alleanze. Che non sempre sono state felici. Questo dovrebbe però ricordarselo anche chi vorrebbe scalzare Salvini.

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