Il disprezzo delle regole nel mondo di Trump
Editoriale Le analisi di Noam Chomsky sono un faro per capire gli Usa oggi
In un libro del filosofo statunitense Noam Chomsky si rinviene - per puro caso - una frase che scuote il lettore: «Per la prima volta nella storia uno Stato avrebbe avuto il compito di diffondere “principi e valori”, avrebbe agito solo per “altruismo” e per “passione morale”, si sarebbe potuto mettere alla guida degli “Stati illuminati” e di conseguenza avrebbe potuto fare ricorso all’uso della violenza quando il capo di Stato lo avrebbe ritenuto opportuno».
Volutamente Chomsky, famoso linguista, sceglie la strada dell’ironia, utilizzando parole che sembrano dipingere uno scenario preso dal famoso film Blade Runner, nel quale un alieno - poco prima di morire - evoca scenari ignoti agli esseri umani, lamentando la loro cattiveria. Il quadro che ne emerge è molto efficace, a causa (o forse per merito) della descrizione di un paranoico, che si autoattribuisce il ruolo di salvatore dell’universo.
Realtà fosca e indifferenza
I tratti peculiari del protagonista dipingono una realtà fosca, ai limiti della comprensione umana. Disprezzo per chiunque non accetti le sue bravate, totale intolleranza nei riguardi di coloro che osano opporsi ai suoi stralunati «piani di pace», condotti attraverso bombardamenti e minacce di uso dell’arma nucleare. Assoluta indifferenza verso gli effetti dell’uso della forza (armata o minacciata) sulle popolazioni dei Paesi contrari alla strategia dell’uomo del destino. Totale avversione alle regole imposta dal diritto internazionale, ritenuto un fastidioso ingombro che ritarda i tempi della rinascita mondiale, sotto la direzione del Capo assoluto e indiscusso. Rozza mancanza di rispetto nei confronti degli altri abitanti della Terra, costretti ad incassare ingiurie, bugie, minacce, dovendo spesso inghiottire affermazioni da taverna che il Capo assoluto considera complimenti.
La quotidiana azione di dileggio generalizzato si traduce in prese di posizione ai limiti del tollerabile. Una mattina, il Nostro vaneggia affermando che la Groenlandia fa parte degli Usa, proposito che viene sventato dagli abitanti di quella lontana terra. Il pomeriggio seguente vengono immaginati, e imposti, dazi doganali sulla quasi totalità dei prodotti del lavoro umano. Seguono ulteriori «perle» di uno statista non proprio equilibrato. L’indecente abitudine di schermire i giornalisti nel corso delle interviste. L’abuso di minacce contro i Paesi che non lo aiutano nel suo lavoro di rifacimento degli equilibri internazionali. L’ingerenza del tutto inaccettabile sulle scelte politiche dei Paesi che non obbediscono tempestivamente agli ordini del caput mundi. Insomma, una situazione da circo equestre, nella quale coesistono pagliacci, domatori di belve affamate, equilibristi. Un orizzonte gravido di ricatti sventagliati ad ogni ora del giorno e della notte. Alla radice si rileva una sorta di pericolosa intolleranza, forse sanabile inviando a capo del mondo una copia del Trattato sulla tolleranza di Denis Diderot.
Dove andremo a finire?
Nel riflettere sulle pungenti affermazioni di Chomsky si resta interdetti e, allo stesso tempo, ci si domanda dove andremo a finire. Difficile dirlo. Però viene immediatamente alla memoria il famosissimo romanzo di George Orwell (1984), nel quale tutti gli animali sono eguali, tranne uno che è «più uguale» degli altri. A chi legge, l’affermazione di Chomsky sembra tratteggiare il profilo dell’attuale presidente degli Stati Uniti. Ma non è così, per la elementare ragione che la citazione faceva parte di un libro pubblicato ben ventuno anni fa. Preveggenza, premonizione, sfera di cristallo? Difficile dirlo: può essere divertente chiederselo, ma non è un sollievo accorgersi che la frase del filosofo di Philadelphia fotografa, in maniera sorprendente, il quadro politico mondiale, devastato da Donald Trump.
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