Il ricordo del grande “influencer” Volta
A Como abbiamo avuto un professore capace di fare arrivare i fondamenti della fisica a un pubblico inimmaginabile prima di lui
A Como abbiamo avuto un professore “influencer”, capace di fare arrivare i fondamenti della fisica a un pubblico inimmaginabile prima di lui. Ma non è lo youtuber Vincenzo Schettini, che pure è nato in riva al Lario nel 1977, prima di trasferirsi da bambino a Monopoli con i genitori. Il professore cui ci riferiamo a Como non solo è nato, ma è anche morto 199 anni fa esatti, e nel corso della sua vita ha saputo appassionare i giovani anche a temi esistenziali se possibile ancora più alti delle scoperte che lo hanno portato a rivoluzionare le vite di noi tutti. E non faceva ricorso a “fervorini”, come quello che abbiamo sentito dal palco di Sanremo sulle dipendenze e il ruolo dei genitori, ma metteva il gioco tutto se stesso per portare una “prova” addirittura dell’esistenza di Dio.
Verso il bicentenario
Si sta parlando di Alessandro Volta, naturalmente, di cui oggi entra nel vivo il cammino che tra dodici mesi porterà Como e l’Italia a celebrare il bicentenario della sua scomparsa. Come ha detto il premio Nobel Giorgio Parisi il 14 aprile dello scorso anno, al primo evento in preparazione delle “Voltiadi 2027” a Villa Erba, non bisogna parlare solo dei colpi di genio del fisico lariano, bensì è «fondamentale porre l’accento sul modo in cui è arrivato a scoprire certe cose». E non vi è arrivato soltanto grazie alla competenza scientifica, ma anche allo spirito e alla “curiositas” dell’uomo Volta. Ecco, qui vogliamo rimarcare che, aldilà di tutti i progetti materiali che si riusciranno a realizzare per onorare l’eredità del grande comasco nel prossimo biennio, è importante riscoprirne la personalità multiforme, che lo ha portato a innovare il mondo mettendoci a disposizione il metano, la pila e molto altro, ma anche a insegnare con l’esempio un modo di vivere e di pensare, che può essere di ispirazione per noi e per le generazioni che verranno.
Che Volta fosse un “influencer” del suo tempo, per chiara fama mai veramente cercata, non per manipolazione di algoritmi, ce lo ricorda l’aula che all’università di Pavia porta il suo nome: fu realizzata tra il 1785 e il 1787 su progetto di Leopoldo Pollack proprio per ospitare le affollatissime lezioni di fisica sperimentale del professore comasco. Ne ordinò la costruzione l’imperatore Giuseppe II in persona ed è ispirata niente meno che al Teatro Olimpico di Palladio. Tra la folla che assisteva alle lezioni di Volta si celava anche un giovane uomo dai «crin fulvi», che cercava di farsi passare per uno studente e invece era un esimio poeta: Ugo Foscolo. Negli stessi anni Volta avrebbe portato Pollack a Como per presentarlo alla contessa Eleonora Doria Sforza Visconti, allora impegnata a ideare la sua nuova residenza in riva al Lario, Villa Saporiti, e il “marchio di fabbrica” dell’architetto è ben ravvisabile in quella che oggi è la sala consiliare dell’Amministrazione provinciale.
Indole modesta
Volta sicuramente sapeva essere a proprio agio anche nei salotti, capace com’era di brillanti battute, ma una sua lettera riportata dal nipote Zanino nel libro “Alessandro Volta a Parigi” del 1879, ne conferma l’indole modesta e l’attenzione primaria agli affetti: scrivendo alla moglie, dedica giusto un inciso, e senza alcun rammarico, all’invito a pranzo di Napoleone che non ha onorato, perché lo ha visto troppo tardi, mentre si preoccupa di metterla a parte delle novità mediche e scientifiche che ha appreso in quei giorni e si raccomanda che stia «allegra» e dica «molte cose di me ai figli».
Volta fu un “influencer” anche nella fede. La sua biografia pubblicata da Callisto Grandi in occasione del primo centenario della morte, nel 1899, dà ampio risalto al seguito che avevano le sue lezioni di catechismo alla parrocchia natale di San Donnino in Como. Mentre la “prova” dell’esistenza di Dio, cui abbiamo accennato all’inizio e che forse meriterebbe di essere citata a scuola assieme a quelle di Agostino, Anselmo e Cartesio, vanta un testimone/cronista eccellente: Silvio Pellico. Nella poesia intitolata “Alessandro Volta”, di ben 175 versi, l’autore de “Le mie prigioni” ricorda quando era un seguace degli illuministi, sospeso tra agnosticismo e ateismo, e a Como ebbe un incontro con lo scienziato già «vegliardo», che lo invitò a rivedere le proprie convinzioni, con questa personalissima motivazione: «Benché procacciassi alzar lo ingegno, / Sì che a Natura io lacerassi il velo, / Sempre d’Iddio vidi innegabil segno». Quelle parole lavorarono nell’animo dell’intellettuale, finché nelle carceri austriache trovò che davvero «diniegare è impossibile l’Eterno», come gli aveva detto «il novello Talete», per citare una scrittrice amica di Pellico, l’irlandese Lady Morgan, che nel reportage del suo viaggio in Italia del 1819-20 ha inserito Volta tra le attrazioni di cui andare in cerca.
Ecco, non sarebbe male che l’“uomo Volta”, oltre allo scienziato, tornasse a essere un must da conoscere per i comaschi e per i turisti.
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