La lezione dei giovani “fiammiferi” di speranza

Frate Francesco Ielpo, che conosce il valore delle parole e il peso della speranza, la racconta così: in una stanza completamente buia basta un fiammifero per fare luce. Immaginarsi novecento fiammiferi che si accendono all’unisono in un teatro, spazzando via in un colpo solo ogni retorica sui giovani d’oggi apatici, svogliati, narcisisti e senza valori. Il custode della Terra Santa coglie il valore di quella luce accesa al Sociale. «La speranza sono i giovani come voi che chiedono di informarsi, capire, conoscere». Chi, venerdì mattina, ha avuto la fortuna di trovarsi o passare dentro il teatro Sociale, è stato testimone di un piccolo grande evento che è criptonite autentica per i musoni, i pessimisti, i critici. Novecento studenti che per quattro ore hanno ascoltato testimonianze, storie, riflessioni, hanno fatto domande, chiesto notizie, preteso competenza. In un’assemblea d’istituto che, a detta di un professore, «non si era mai vista prima in città».

Ma quello che hanno realizzato i ragazzi del Liceo Volta di Como è più di un precedente, è un’alchimia che sa di prospettiva e che offre un’orizzonte al quale è bello poter guardare e sperare. È anche un incontro di alleanze e di disponibilità reciproche. Una fotografia di ciò che, nel suo intimo, questa città sa di poter essere.

Il retroscena di quell’assemblea, di cui in cronaca potete leggere il resoconto, dice molto dell’animo nascosto di Como. Quattro ragazzi alla fine del loro percorso liceale, decidono che sarebbe bello organizzare un’assemblea di istituto corale su un tema tutt’altro che banale: le esperienze umane negli scenari di conflitto. Che già di per sé è un argomento di spessore. C’è un ostacolo a questo desiderio: e dove lo trovi, in città, un luogo abbastanza grande per ospitare tutti i novecento studenti del Volta? Ma come dove: proprio dietro al Duomo. Il teatro Sociale. E quei ragazzi fanno una cosa che sa già di fiducia e speranza: non danno per scontato che il loro obiettivo sia impossibile e inattuabile. Ma bussano, si presentano e chiedono. E quando chiedi a un’istituzione come il teatro Sociale, a persone sensibili come Barbara Minghetti, a realtà che conoscono il valore della cultura è facile restare sorpresi dalla risposta: è un onore. Il teatro viene offerto ai ragazzi. Unica spesa: la squadra dei Vigili del fuoco che per legge deve garantire la propria presenza. Soldi ce ne sono pochi, ma i ragazzi non si fanno intimorire: un euro a compagno et voilà, il gioco è fatto.

Ora, però, c’è da decidere i relatori. Beh, Como ha in casa tanta meraviglia: Nello Scavo, inviato di rara sensibilità, Valentina Furlanetto, cronista attenta e curiosa, Angelo Rusconi, operatore umanitario per il quale “la persona prima di tutto”. E poi il colpo da maestro: il custode della Terra Santa. Che dice subito di sì. Il risultato è da lacrime agli occhi, tanto è bello. Con i ragazzi dal pubblico che hanno la chance di porre direttamente le domande, grazie a una piattaforma pensata da e per loro. Risultato: oltre cento quesiti!

Uno dei rappresentanti che ha organizzato l’assemblea racconta: «Spesso noi ragazzi non sappiamo come approfondire, dove informarci. Ma è colpa anche dei nostri genitori, che ci hanno disabituato a farlo». Vogliamo davvero ancora insistere nella retorica stantia dei giovani imbelli? No, questi sono quei «fiammiferi di speranza» di cui ha parlato padre Ielpo. Sono luci che si accendono e che ti accendono. Chapeu, ragazzi.

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