Lo spirito olimpico diventi quotidiano
Passare dal mito olimpico, al più prosaico eroismo di tutti i giorni. È questa la prossima sfida che abbiamo tutti davanti. In palio c’è una medaglia collettiva, un record di comunità, che nessun oro olimpico può minimamente eguagliare.
Temperature diverse, brividi uguali. Dal partecipato calore delle torce olimpiche, al gelo regale delle piste di pattinaggio e dei campi da sci. Folla palpitante e medaglie di metallo, tedofori lungo le strade e campioni inarrivabili sui podi. Poco più di due settimane durate lo spazio di un lampo fiammeggiante. Di pura e stupefatta gioia. Di entusiastica goduria. Per i risultati sportivi, per la riuscita organizzativa, per l’orgoglio territoriale. Per un meteo che ha regalato sole e neve in egual misura, dando un tocco incantato a un paesaggio già meraviglioso di suo.
Ci congediamo, avvolti in una brina di malinconia, dai Giochi Invernali di Milano, Cortina e Valtellina con la sensazione di aver compiuto un importante passo avanti come sistema Paese e soprattutto come sistema provincia. Le temute problematiche che erano state sollevate alla vigilia, la tenuta dei trasporti, in primo luogo, ma anche i dubbi o gli interrogativi sulla capacità di accoglienza e sul coinvolgimento del pubblico, sono state superate con capacità e brillantezza.
Un merito che va riconosciuto a chi ha voluto queste Olimpiadi, a chi le ha difese anche quando i preparativi stavano arrancando, a chi le ha rese possibili in queste giornate di duro lavoro svolto senza farlo pesare, senza essere troppo appariscenti nei controlli che hanno garantito l’ordine pubblico. Una gestione matura e intelligente di un flusso di visitatori senza pari a livello di manifestazioni sportive. Sempre con un sorriso professionale e composto, nella consapevolezza che si stava partecipando a un evento irripetibile, che cambierà la storia turistica, e non solo, della provincia di Sondrio.
Per garantire questo salto, per mantenere questo status, occorre tuttavia che resti intatto il sorprendente livello di efficienza raggiunto nel settore del trasporto pubblico e della viabilità in generale, dei servizi sanitari allestiti per l’occasione, della macchina amministrativa in senso lato che ha trasmesso ai cittadini una sensazione di piacevole benessere nello spostarsi da un luogo all’altro, nell’assistere alle gare e nel gustare piatti e prodotti locali che hanno ricevuto un consenso senza precedenti, in Valtellina e a Milano. Davanti alle stazioni, sui treni e sui bus, negli affollati luoghi di ritrovo, nelle zone di gara e in quelle meno coinvolte, ci siamo sentiti avvolti da un piacevole gomitolo di attenzione ed efficienza. Tra silenziose pattuglie e festose ed educate tifoserie a bordo pista. Un clima attraversato da un vero, convinto, spirito olimpico, che ha reso tutto più facile e accettabili anche i rari disservizi che si sono verificati.
Ora, pretendere che questi livelli di “qualità della vita” permangano nella stessa e identica misura, in assenza di un appuntamento di portata globale come i Giochi, sarebbe irrealistico e anche un po’ puerile, ma chiedere che resti almeno intatta questa atmosfera di condivisione, questa determinazione a cinque cerchi, questa attenzione e attitudine a farsi carico dei problemi, deve rappresentare il punto da cui partire per rendere concreta quella eredità olimpica di cui si è tanto parlato in questi mesi.
La tanto invocata e abusata “legacy” non è solo strade, collegamenti, opere. Non lascia tracce solo su asfalto, acciaio e cemento. È anche la sensazione di poter godere di un sistema che funziona e che sa reagire con tempestività quando si accende la sirena dell’allarme rosso. È affrontare i problemi che affliggono questo territorio e che non sono di certo spariti con la vittoria di un atleta locale, registrando un evento sold out (e sono stati tanti) o una piazza piena.
Per non far venir meno questo entusiasmo, questa spinta a fare meglio e di più, occorre conservare un po’ di quel gomitolo di lana, che tanto ci è piaciuto e ci ha coccolato, per i mesi più anonimi e i periodi dell’anno meno ricchi di appuntamenti. Quelli che ripongono nei cassettoni il bianco della festa per indossare il grigio d’ordinanza. Quelli in cui tutti ci ritroveremo davanti a un binario, in attesa di un treno che ancora non si vede, e da quella ansiosa attesa capiremo se ciò che abbiamo vissuto in questo magico febbraio presto prenderà la strada del solaio, avvolto da un’aura di leggenda, o continuerà ad accompagnarci e a sostenerci nelle nostre fatiche quotidiane.
Passare dal mito olimpico, al più prosaico eroismo di tutti i giorni. È questa la prossima sfida che abbiamo tutti davanti. In palio c’è una medaglia collettiva, un record di comunità, che nessun oro olimpico può minimamente eguagliare.
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