Meloni e Salvini, domenica agli antipodi

L’obiettivo sarà lo stesso: far vincere il centrodestra anche in Europa contro gli odiati (forse da lui più che dalla real politik di lei, Macron e Socialisti). Ma sta di fatto che ieri lui, Matteo Salvini, era a Pontida a fianco di Marine Le Pen e lei, Giorgia Meloni, a Lampedusa assieme a Ursula Von der Layen. Due antipodi, politici e geografici che di più non si può. Il tutto condito da una serie di contraddizioni in casa leghista spiegabili solo con la campagna elettorale in servizio permanente effettivo. La pace offerta da Pontida al premier in nome della ventilata e molto ipotetica conquista comune dell’Europa, è arrivata dopo giorni di critiche sulle politiche di contrasto all’immigrazione e distinguo riguarda alle misure dalla manovra. Chiaro che la tattica di Salvini, il raduno sul “pratone” l’ha confermato, viaggia su due binari: da una parte drenare il voto alla destra cavalcando le posizioni più estreme con Le Pen e dei neonazisti di Alternative für Deutschland, dall’altra mantenere il consenso al Nord con l’autonomia più che richiesta pretesa in maniera alquanto minacciosa a nome dei veneti dal presidente Luca Zaia nel suo intervento al raduno del Carroccio. Gli amici europei di Matteo, com’è noto sono altra cosa dei conservatori guidati da Giorgia Meloni. E dato che il Ppe, il principale partito del Vecchio Continente comunque vadano le elezioni di giugno, dopo aver anche tentato qualche strizzatina d’occhio agli estremisti di destra, ha deciso di lasciar perdere, e che un’alleanza Ppe e conservatori che escluda sia il Socialisti sia i macronisti non avrebbe i numeri per governare il Parlamento europeo ,ecco che a Giorgia non resta altro che operare altre scelte rispetto a quelle del suo principale alleato (la posizione di Forza Italia, che peraltro dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi, tocca poco palla e quella attuale del Ppe) ed entrare in un’aggiornata maggioranza “Ursula”, dal nome della signora oggi alla guida della commissione europea e ieri presente con Meloni nel luogo italiano più implicato nell’arrivo di immigrati. Se le ricette sul contrasto degli sbarchi tra Lega e Fdi, scremate dagli aspetti propagandisti più beceri, possono quasi avvicinarsi (e comunque nessuna soluzione di uno dei problemi più complessi della storia della politica, prescinde da un’effettiva e non di facciata cooperazione europea), sui futuri assetti continentali le distanze appaiono evidenti. E a Salvini, nel suo tentativo di rubare consensi all’alleato con i sorpassi a destra, può anche star bene, visto che, com’è noto, alle elezioni europee non si viaggia in coalizione (il vestito che il centrodestra calza meglio), ma ognuno va per sé.

Ora bisogna solo capire se tutto questo possa far bene al Paese, di fronte a un’agenda di emergenze che oltre all’immigrazione ha segnato in rosso il carovita dovuto all’inflazione e la situazione disastrosa dei conti dello Stato, unite alle difficoltà a spendere le risorse del Pnrr. Insomma ci sarebbe materia per concentrarsi a zappare nell’orticello di casa piuttosto che accapigliarsi sull’alta politica europea, che, per non farci mancare nulla, ci fa ballare sopra la testa la spada del Damocle del ritorno al rigore e del patto di stabilità, impugnata oltretutto dai Paesi guidati dagli “amici” sovranisti del governo di centrodestra.

Ma si sa che la “terra l’è bassa” e cercare di far rendere l’orto è molto più difficile e faticoso che impiegarsi al tempo pieno nella fabbrica degli slogan. Ragionamento che coinvolge anche l’opposizione. Le condizioni del Paese e degli italiani non consentono più il comodo alibi della minoranza. Basta dare un’occhiata a sondaggi per capire qual è lo stato d’animo dei concittadini, a cui è difficile dare torto.

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