Quelle domande “comode” al premier

In uno scoppiettante show di un bel po’ di tempo fa, quel comico formidabile che è stato Beppe Grillo, il più grande per distacco degli ultimi trent’anni, dedicava un siparietto di spietata e spassosissima ferocia a uno dei mostri sacri del giornalismo nazionale.

E con notevole efficacia dimostrava che un vero e proprio mammasantissima dell’informazione come Enzo Biagi fosse in realtà, a suo avviso, naturalmente, un abile conformista che sfuggiva alle vere domande e che lisciava sistematicamente il pelo ai potenti. Uno fra tutti, il potente dei potenti, Gianni Agnelli. E ricordando un’intervista televisiva al numero uno della Fiat ironizzava sulla pavidità di Biagi: “Dai, Enzo, ormai sei ricco e famoso, hai fatto un carrierone, non ti può toccare più nessuno, non sei perseguibile, hai ottant’anni, un’età in cui uno può finalmente dire quello che vuole, fai una domanda vera ad Agnelli, una sola, almeno una volta nella vita fai una domanda vera al padrone. E sapete cosa ha chiesto Biagi? Allora, avvocato, come va?”. Era venuto giù il teatro dalle risate.

Ora, al netto del genio assoluto di Grillo e di cosa veramente si pensi di Biagi - che comunque è stato un maestro del mestiere, anche se un altro genio come Giuliano Ferrara lo ha perfidamente definito “il più grande dei giornalisti di serie B” - il tema dell’informazione e del potere è un tema vero. Un tema serio. O meglio, un tema che sarebbe serio in un paese serio. E che invece nella repubblica delle banane rischia di diventare divertente assai. Tanto è vero che, a proposito della sterminata conferenza stampa di Giorgia Meloni, se i giornali più “estremisti” quali La Verità e Il Fatto Quotidiano hanno scritto le stesse cose e se queste stesse cose sono le uniche cose di buon senso e se queste uniche cose di buon senso non appaiono in tutto il resto del mainstream dell’informazione nazionale, allora c’è qualcosa che non funziona. Oppure che funziona benissimo.

A rileggere la maggior parte delle 45 (!) domande rivolte al presidente del consiglio viene da piangere oppure, a pensarci meglio, viene da ridere, soprattutto se si pensa che nei giorni scorsi si sono fatti fuoco e fiamme contro la cosiddetta legge bavaglio che impedirà di pubblicare le ordinanze giudiziarie eccetera eccetera e della quale, invece, non c’è alcun bisogno. Perché i giornalisti, e soprattutto i giornalisti parlamentari, sono abilissimi a imbavagliarsi da soli, come è infatti accaduto con la Meloni, alla quale in nove casi su dieci non è stato posto uno straccio di domanda reale sui problemi reali del paese e sulle strategie reali per risolverli, visto che i preclari colleghi erano troppo impegnati a destreggiarsi in un’esibizione di servilismo o di autoreferenzialismo che interessava solo a loro. A dire la verità, niente in confronto con lo zerbinamento a cui si è assistito ai tempi di Mario Draghi, con tanto di applauso finale manco fossimo in Corea del Nord.

Insomma, abbiamo assistito, con le solite sparute, lodevoli eccezioni, a una riedizione 4.0 dell’intervista ad Agnelli di cui sopra, dalla quale, scegliendo fior da fiore, si sono potute assaporare domande acute, argute e puntute come le seguenti: “Cosa pensa del generale Vannacci?”, “E di Elon Musk ad Atreju?”, “Cosa deve fare una donna che aspira ad avere figli?”, “Quante sono le periferie d’Italia?”, “Ci sarà il faccia a faccia con la Schlein?”, “Perché non fa qualcosa di centro?” e via di questo passo, che ci mancavano solo un commento sulla paronomasia “chi dice donna dice danno” e sul vincitore dello scudetto d’inverno, per arrivare al top del grottesco con “L’Italia non attrae investimenti, ma lei non c’entra!”, “Tra sua figlia e il potere cosa sceglierebbe?” e soprattutto “Quali i tre obiettivi per l’anno nuovo?”. Una roba talmente da asilo Mariuccia da permettere al premier di maramaldeggiare con un irresistibile “la pace nel mondo, sconfiggere la povertà e ristrutturare tutte le case gratis”. È successo per davvero…

Ma non è finita, perché ci siamo sorbiti pure lo psicodramma sui casi del giudice chiacchierone della Corte dei conti che insulta il governo e del deputato pistolero che invece lo sputtana, che qualsiasi persona normale risolverebbe in due minuti con la considerazione che così come ci tocca sorbirci il cretino di sinistra, adesso possiamo finalmente goderci pure l’imbecille di destra.

Naturalmente, di tutti gli argomenti che invece interessano ai cittadini e alle imprese non si è fatto quasi il minimo cenno - da quando in qua ai cronisti parlamentari interessa la vita reale? - e al premier non è sembrato vero di farla franca su dossier certo più impegnativi di quelli relativi al cognato Lollobrigida. Ad esempio, sarebbe stato stuzzicante sapere la sua posizione sul fisco, sull’industria, sull’automotive, sull’Ilva, sull’edilizia al netto del superbonus, sull’energia, e magari anche sui mutui, sui tassi, sul passaggio al libero mercato del gas e dell’elettricità, e magari anche sulla sanità (perché nel mondo reale lo conosciamo tutti lo stato disastroso degli ospedali, altro che le facezie sulla pausa pipì…) e sull’occupazione, e magari sulle meravigliose vicende dei meravigliosi tassisti e degli ancor più meravigliosi balneari, per non parlare dell’evasione fiscale, che solo a sentire da un qualsiasi governo - di destra, centro o sinistra - parlare di lotta all’evasione fiscale ci viene da ammazzarci dalle risate…

E già, se ne potevano fare di domande al premier, che su alcune sarebbe andata in oggettiva difficoltà e su altre invece avrebbe probabilmente dato risposte efficaci. Un vero peccato. Ma sarà per la prossima volta, quando di certo la categoria non si farà trovare impreparata e grazie alla schiena dritta, le altissime competenze e la voglia di lavorare che la contraddistingue non ne farà passare mezza al padrone del vapore. Al quale chi scrive questo pezzo, che è un cronista inflessibile e che non lecca le scarpe a nessuno, se avesse mai occasione di partecipare all’ambitissima conferenza stampa, rivolgerà la sua domanda al fulmicotone: “Allora, presidente Meloni, come va?”.

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