La lotta della curva per un calcio diverso. «Noi, liberi di tifare»

Allo stadio Inizia presto la giornata degli ultrà: striscioni appesi alle 9.30. La petizione per un calcio popolare: «Riusciremo a far cambiare le cose»

Como

La giornata degli ultrà inizia presto. La fanno facile quelli che arrivano mezzora prima, si siedono, si godono lo spettacolo in campo, e anche guardando la curva. Ma preparare tutto quell’ambaradan di colori, striscioni, tifo, è un lavoro. Altroché. Ore prima della partita i ragazzi addetti all’allestimento si trovano fuori dallo stadio e in accordo con società e forze dell’ordine entrano in curva per sistemare tutto il materiale. Mezzora per preparare tutto.

La disposizione degli striscioni studiata con cura, a tavolino, che non cambia mai. Perché la lunghezza deve essere prevista affinché copra tutta la ringhiera. Sgabellini sul campo, i ragazzi allacciano. Un rito emozionante per chi considera ancora la curva come un cuore pulsante, come tradizione, come parte della storia azzurra, come anima di tutta la tifoseria. «Como unica bandiera», «Figli del Sinigaglia»,«Blues Com’on, Como 1907», «Old Fans», «Nel nome di Como combattiamo», «Carica Lariani». E poi le pezze, sovrapposte agli striscioni, Veterani, Away, Gruppo Bandierina, Brianza, Tugurio, Madness. I bandieroni appoggiati alla ringhiera, pronti per essere sventolati, il grosso stendardo centrale, che per essere issato bisogna agire su un sistema di cavi, innalzarlo come un gonfalone, una vela maestra di un galeone. Quello solito bianco è stato danneggiato dal vento, oggi c’è quello dello stemma della città. Poi tutti fuori. Al Giannina Panpero o al Bar Pino, lì fuori dallo stadio, a tirare l’ora tra amici e birre. E’ un passatempo anche vedere transitare la gente. Passa Suwarso attorniato da un gruppo di cugini di Hartono. Gestisce il gruppo. Victor, figlio di Budi, invece non c’è, è già ripartito. Passano i Kacs, il gruppo di inglesi che viene ogni anno dal 2004. Passano gruppi di tifosi stranieri, uno curioso di francesi tutti con il cappello di paglia. C’è anche l’artista Cantaluppi che mostra la nuova opera d’arte, uno stemma del Como realizzato con dei cappucci. C’è la fata turchina azzurra che fa interviste per Esport. Ormai il prepartita è uno spettacolo nello spettacolo. Un altro mondo, se si pensa ai prepartita di solo cinque anni fa.

Quando la gente comincia a entrare in curva, è tutto bell’ e allestito da ore.

L’ultimo segnale arriva al momento del fischio d’inizio: quando arrivano gli stendardi dei due gruppi che comandano la curva, «Maledetta Gioventù» e «Distinzione Lariana», ultimi a essere posizionati, significa che il settore inizia a tifare.

Ma c’è un altro striscione oggi, non appeso in curva, che è significativo: «Per un calcio giusto e popolare», è affisso sul cancellone dell’hangar. Ricorda a tutti che oggi è il giorno della raccolta di firme per un calcio più a misura di tifoso. Le curve d’Italia lottano per orari di partite più umani, per prezzi dei biglietti meno cari, per restrizioni che non colpiscano a caso, penalizzando intere tifoserie, per la rimozione di seggiolini dalle curve. I banchetti sono al Giannina e al Bar Pino. I ragazzi sono seduti al banco a prendere nomi, cognomi e carte di identità. L’obiettivo è una petizione da presentare in Senato. Servono 50mila firme entro maggio. «Non sappiamo quanti dei punti in discussione possano essere cambiati - spiegano -, ma noi ci crediamo. Andare allo stadio è diventato impossibile. Regole assurde che vanno contro l’idea di un “calcio per la gente”. Solo uno slogan, ma noi lo vogliamo veramente».

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