Civiglio, l’odissea di un quartiere che rivuole la sua strada

A quasi due anni dalla frana, i residenti, pur vedendo gli operai al lavoro e gli interventi in corso, chiedono a Palazzo Cernezzi di sapere quando potrà essere ripristinato il senso unico alternato e, soprattutto, in prospettiva, sono preoccupati per i lavori che l’amministrazione comunale ha annunciato da tempo di voler eseguire per la messa in sicurezza del versante a valle della frana

Como

A quasi due anni dalla frana di Civiglio, i residenti, pur vedendo gli operai al lavoro e gli interventi in corso, chiedono a Palazzo Cernezzi di sapere quando potrà essere ripristinato il senso unico alternato e, soprattutto, in prospettiva, sono preoccupati per i lavori che l’amministrazione comunale ha annunciato da tempo di voler eseguire per la messa in sicurezza del versante a valle della frana, per i quali la giunta aveva stanziato lo scorso dicembre ulteriori 300mila euro e stimato tre mesi di cantiere (non iniziato).

Il timore è quello che, una volta riaperta la strada il 2 giugno prossimo (data prevista dal cronogramma e più volte confermata dal sindaco Alessandro Rapinese), la si debba poi richiudere per la seconda parte dei lavori. Paure che serpeggiano sulle diverse chat dei residenti nella zona che si trovano, ormai da due anni, a dover fare giri alternativi per bypassare via Dei Patrioti.

«I disagi continuano – spiega Francesco Venditto, uno dei referenti degli abitanti di Civiglio – e ora attendiamo che mettano il senso unico alternato il prima possibile. Inoltre il Comune di Brunate ha disposto fino al 27 marzo una serie di chiusure notturne di via Per Como per un importante intervento di taglio piante con l’obiettivo di mettere in sicurezza la strada e prevenire possibili rischi e ci chiediamo come mai anche il Comune di Como non faccia qualcosa di analogo verso Civiglio dove piante e rami ormai invadono la carreggiata».

Il sindaco nei giorni scorsi in diretta tv aveva rassicurato sul rispetto dei tempi del cantiere a monte di via Dei Patrioti e sulla conclusione delle opere il prossimo 2 giugno. L’intervento, del valore complessivo di mezzo milione di euro era iniziato il 6 dicembre scorso e sono in fase di conclusione i drenaggi più profondi a cui seguirà la posa delle «strutture prefabbricate mono-ancoraggio per il consolidamento dei pendii».

Queste forniranno le prime garanzie importanti sulla messa in sicurezza e una volta posizionate si valuterà la possibilità di aprire la strada a senso unico alternato. L’ultimo atto sarà quello della ripiantumazione.

A Civiglio (e non solo) le antenne di chi vive sono già attive come detto per il secondo cantiere, quello che riguarda la parte al di sotto della strada. «Siamo preoccupati – conclude Venditto – poiché non ci sono indicazioni di nessun tipo sul cantiere che dovrà essere fatto a valle e ci chiediamo se si arriverà al 2 giugno con la conclusione delle opere per poi dover richiudere per i nuovi interventi. Che ci dicano le cose come stanno poiché di disagi ne stiamo sopportando da troppo tempo».

Il sindaco dal canto suo aveva dichiarato a Etv che gli «piacerebbe innestare il prima possibile anche i lavori per la strada. Questa è la mia più grande preoccupazione e poi, appena sarà possibile, la strada verrà riaperta». E aveva chiarito che «se non possono passare le persone perché non è in sicurezza, non possono lavorare le imprese. Dobbiamo fare tutto insieme, non possiamo ripristinare i danni della frana e poi ricominciare sulla strada. Vorremmo sincronizzare i lavori, guadagnare del tempo e fare tutti gli interventi necessari».

Nel documento di indirizzo alla progettazione approvato dalla giunta lo scorso dicembre, con annesso stanziamento di 300mila euro, veniva chiarito che era necessario intervenire poiché il muro di sostegno era risultato “scalzato” e quindi «non idoneo a sopportare i carichi stradali». È infatti previsto «il consolidamento del muro a valle della strada al fine di poter riaprire la strada stessa alla circolazione dei veicoli» e un intervento «il meno impattante possibile dal punto di vista paesaggistico, al fine di ricadere nella casistica di lavori esclusi dalla necessità di autorizzazione». I tempi prevedevano 45 giorni per il progetto di fattibilità tecnica ed economica e altrettanti per l’esecutivo. Step a cui non si è ancora arrivati. I lavori veri e propri erano stati stimati in 100 giorni, tre mesi. Impensabile, quindi, poter finire tutto per giugno.

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