Radici più profonde contro la siccità: comasco studia il gene dei cereali

Il ricercatore Protagonista in un centro specializzato sulle piante all’Università di Nottingham, in Inghilterra

Gli effetti del grande caldo si sentono ovunque, a Como e in Inghilterra. Lo conferma Riccardo Fusi, trentunenne comasco e dottore in Scienze molecolari all’Università di Nottingham. Proprio lui, insieme con altri colleghi, ha fatto una scoperta molto importante: un gene dei cereali in grado di sviluppare radici più profonde e meno suscettibili alla siccità e alla mancanza di nutrienti, in modo da mitigare gli effetti del cambiamento climatico.

Il caldo colpisce anche in Inghilterra: prati arancioni

«Anche qui stiamo constatando gli effetti del grande caldo – racconta al telefono – nei giorni scorsi, abbiamo toccato punte di 35 gradi, anche per due giorni. Non ha piovuto per un mese. Faccio un solo esempio: i prati di Greenwich sono arancioni: per l’Inghilterra non è assolutamente normale».

A questo proposito, è sufficiente guardare la collina del Baradello o Brunate per rendersi conto di come gli alberi siano quasi letteralmente bruciati dal sole. Non solo: il verde di Como è diventato giallo. L’estate più calda e senza acqua degli ultimi vent’anni mostra uno dei suoi effetti peggiori sui parchi, i giardini e le aiuole cittadine.

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Il ragazzo comasco si è trasferito nel 2017 a Nottingham per conseguire il diploma di dottorato: durante questo periodo ho avuto l’opportunità di collaborare con gli atenei di Bologna, Adelaide e Penn State. «Durante gli studi abbiamo identificato e studiato un gene nei cereali capace di controllare l’angolo di crescita delle radici».

Un gene scoperto dall’università di Bologan potrebbe combattere contro i cambiamenti climatici

Perché la notizia è importante? «Le radici che crescono più in profondità – racconta Fusi – possono, potenzialmente, reperire con più efficienza le risorse mobili come acqua e nitrati, riuscendo così a resistere in maniera più frequente agli eventi di siccità conseguenti ai cambiamenti climatici. E quest’anno ne abbiamo avuto un chiaro esempio».

Nello specifico, il gene è stato scoperto dall’università di Bologna: «Noi abbiamo aiutato a capire cosa fosse in grado di fare – spiega - Si notavano le radici strette e molto in profondità: abbiamo verificato che la condizione fosse la stessa anche nel suolo e non solo in laboratorio. Abbiamo utilizzate le strutture presenti qui a Nottingham: abbiamo un centro molto avanzato per la ricerca sulle piante, che ci permette di fare studi ai raggi x».

In aggiunta, utilizzando un microscopio a forza atomica, lo studio ha dimostrato che il gene controlla la rigidità della punta della radice, permettendole di reagire più rapidamente alla forza di gravità.

«Il gene – conclude lo studioso comasco - ha potenzialità enormi per combattere i cambiamenti che stanno vivendo sulla propria pelle».

Il lavoro di ricerca ha Riccardo Fusi come primo autore, in condivisione con Serena Rosignoli (università di Bologna) e Haoyu Lou (university of Adelaide) sotto la guida dei docenti Silvio Salvi (università di Bologna), rahul Bhosale e Malcom Bennett (University of Nottingham).

L’articolo è stato pubblicato su una delle riviste scientifiche mondiali più virtuose: “Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America”.

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